Mi ricordo bis

Voglio precisare che io Emiliano Morena come personaggio potrei essere anche un personaggio in una commedia teatrale anche o di un film comico o drammatico, ma in entrambi i casi, bisognerebbe chiamare un attore in carne e ossa di ambo i lati che stanno lì a scimmiottare il sottoscritto Emiliano Morena. Invece personalmente preferisco essere Emiliano Morena personaggio unicamente di carta. Che lui, Emiliano Morena, si muove nell’ambito delle pagine del libro in cui nasce e vive e non ha nessun bisogno che qualcuno, leggi alla voce attore, si metta nei panni di Emiliano Morena, il cui vestiario in suo possesso, è fatto su misura. Nel senso che la vita è la sua misura. Grosso modo.

Mi ricordo bis

Mi ricordo

Buongiorno, anzi buonasera, mi chiamo Emiliano Morena, e sono un personaggio di carta. Ecco, volevo presentarmi perché non si può mai sapere e poi perché sono stufo di aspettare che qualcuno, ma senza far nomi, mi faccia esordire in un romanzo. Per adesso ciao a tutti.

Mi ricordo

Quando

Quando esci di casa nelle strade non c’è nessuno: nessun rumore, nessuna figura umana in movimento o freddata sui basoli neri e grigiastri del tempo che, sempre racchiuso in un bozzolo, in una nicchia, non passa mai. Nessuno che avanzi pretese o imponga quel piccolo potere di cui è possessore. Nessuno nelle quattro stagioni lungo le due rette all’infinito di nulla. Nessun abbandono. O ritorno. Nessuno urla o piange. Nessuno abbandono. Quando esci e scendi, sali il paradiso agli inferi delle inferriate disposte con perizia. Quando sollevi il velo della polvere non ci sono lapidi a cercarle con ferocia né a sistemarle alla buonora dell’addio. E gli occhi dei bambini non stringono al petto le stelle, le mani dalle dita sporche di cioccolata stantia, polvere e lacrime, cadono come bianche foglie di candore. Quando i cani cercano una cuccia come gli abbracci persi dei bambini, restano gli incubi … ma in cui non possono scavare, partorire e allattare cuccioli. E non solo i cuccioli animali.

Quando

Giornata di sole

Oggi non sono riuscito a comprare il giornale. La domenica capita, a volte che ne compro due: la Repubblica e il Manifesto. Sono andato a Mergellina dove si può passeggiare vicino al mare. C’era un sacco di gente. E anche molti cani. Tutti con i loro padrini. C’era un sole che ti squagliava, quel sole che che ti fa dire:-Che incredibile giornata di sole. – Non sono riuscito a comprare il giornale che è una vita che compro almeno un giornale al giorno e non facevo che rimandare. A un certo punto siamo andati per la seconda volta in un bar a prendere un caffè e mi son detto che il giornale c’era ancora tempo di comprarlo. Dopo, a un certo punto, le edicole erano tutte chiuse. Una volta a casa ho preparato sugo con le pummarulelle d’o piennolo e ci ho buttato dentro le linguine Garofalo ancora crude e così le abbiamo mangiato al dente. Erano molto buone, così, semplicemente, mi sono superato. Oggi è una giornata senza un giornale quotidiana. Le partite di calcio della serie A, eccetto la partita di stasera, sono tutte terminate. Domani è lunedì e, sono ancora vivo. Banalmente parlando, domani è un altro giorno, senza aver comprato nessun giornale.

Giornata di sole

E’ stato bello innamorarmi di te

E’ stato bello innamorarmi di te. Anche se non siamo mai stati insieme coi baci e i nostri corpi che avrebbero fatto salire le temperature, provocando, forse, gli tsunami di cuore, fegato e cistifellea. Forse anche della pressione, ma chi se ne importa. Per non parlare del cuore che batteva avocando a sé tutto il sangue in circolazione per poi farlo scorrere veloce. E’ stato bello perché mi hai fatto volare. Ero come alle prime armi  di quando ci si innamora e anche se nelle ciglia avevo appiccicato il senno di poi, senno di poi che non è servito a nulla. E poi non avevo nessuna età e tutte le età, anzi soltanto quella in cui la luce dei tuoi occhi sorridenti illuminava ogni cosa terrena. E in cielo le nuvole a darsi di gomito quando io ti guardavo. Dicevano che fossi in preda alla meraviglia e allo stupore. E’ stato bello innamorarmi di te anche se mi hai riportato sempre coi piedi per terra, ma loro, i piedi, non ne voleva sapere. Erano davvero dei bambini capricciosi. E non di rado, fuori al bar, per i vicoli e davanti al panettiere e al salumiere mi hanno visto che mi attaccavo ai pali della luce e dei segnali stradali perché una forza che non so dove provenisse mi faceva alzare come se, loro, i piedi, avessero le ali, anche se invisibili. E’ stato bello innamorarmi di te, anche se non te l’ho detto apertamente. Quando ci si innamora subentra anche la paura di ferire con qualche parola fuori luogo, spinti da quell’ardore che spinge a rompere le catene dell’indifferenza. Potevi dirmi di no, ma ho recepito quei piccoli segnali contraddittori che quando ci si innamora spuntano da tutte le parti. Ci sono stati attimi e sguardi e altre piccole cose che mi inducevano a pensare che anche tu eri innamorata…ma non ho voluto spingermi oltre per paura di osare e trovarmi il tuo rifiuto. Da quando ho rinunciato nel dirti parole che solo il cuore pensava, anche io veramente, mi sono tirato in disparte e aspetto, aspetto che scordi. E così mi cullo nei tuoi sorrisi, nelle tue labbra truccate di rossetto e i tuoi occhi tirati dai colori che li fanno diventare più neri. E’ stato bello innamorarmi di te perché ogni volta che ti rivedo mi emoziono. E piano piano sto riuscendo, forse, a dimenticarti, anche se è difficilissimo scacciarti dai miei pensieri in cui spunti all’improvviso come i fiori che sbocciano in primavera e adesso, ma non è normale, anche fuori stagione. Eppoi, il cuore ha bisogno di emozioni, come tutta la terra del sole, e tu, stamattina, vedendoti e senza dirti parola alcuna, mi emozioni ancora. Spero che anche il tuo cuore sia fuori stagione perché è stato bello innamorarmi di te. Tuo per sempre, anche se non sei, penso, innamorata di me. Ma non potrei amarti senza il tuo amore per me. Sarei una barca senza remi, una nave senza ancora. Non potrei mai costringerti ad amarmi: l’amore non è costrizione. E’ stato bello innamorarmi di te. Della tua bellezza. L’amore è immortale. L’amore non ha catene. L’amore non può sporcarsi le mani di sangue. L’amore nasce dai sentimenti e non può finire nel terrore e nel buio della morte.

E’ stato bello innamorarmi di te

S’intitola Addio

Senza fare parola alcuna ci siamo messi a giocare. E’ il gioco che nasconde sempre le carte, anche quando giochiamo a carte coperte. Il baro è un artista e tu la sua musa. Giochiamo a sperando di vincere ma non c’è scarto né luna né differenza tra i nostri cuori prensili. Il tavolo è tondo come la terra piatta su cui camminiamo a testa in giù, ma ci aiuta la notte, i letti e un po’ di pendenza, forse è l’alta mare che prima di uscire si mette allo specchio per fare di ogni onda una terminata di storie. Contiamo i morti e i feriti, ma infondo possiamo contare sul qui e adesso, stasera, stanotte e domani mattina, quando coglieremo la rugiada che s’adagia algida sulla nostra pelle. Fa freddo, ma non importa, abbiamo la coperta dell’addio. E proprio all’alba abbiamo finito di scrivere un libro orale a quattro mani che, guarda che casualità, e senza che tu dicessi niente di niente, d’altronde ho suonare la chitarra classica di un tango lento, feroce  e nero, che a piè di pagina, s’intitola Addio

S’intitola Addio

‘O mare luntano

‘A sient ‘a musica d’o mare?

‘O saccio, ca te sbatte ‘o core.

‘A siento sta voce? E’ ‘a voce d’o mare…
chill’ vicino e luntano… ‘na sirena morta.

E’ ‘a musica d’o mare: ll’onna ca te smove.
‘O siento ‘o mare? Ma pe’ quanno te sta

vicino, per quanto t’accarezza
sto parlanno d’o mare luntano,

chillu mare ca comme ‘nu criature
te chiamma cu ‘a voce d’o core.

Nun s’ resist’o mare d’e pann’ stracciate
pure quanno so’, bello e buono, vestite ‘e lusso.

Tiene denar’, femmene belle e oggetti preziosi
ma vulisse capì pecché vedenn’ stì fotografie

te piglia sempe ‘na pecundria come ‘na freva
malegna; e tuorn’ criature, dint’o vico, mmiezo

a fame e a miseria contro cui luttav’ d’a matina
a sera e tutt’a nuttata nera nera comm’a pece.

‘O saje, ‘ncopp’e scoglie ‘e miez’a via,

saglie e scenne ‘o mare comm’ ‘n’emorraggia

‘e sang’: e nuje, comm’o mare, cunzulammo

‘o core comm’ si fosse ‘na canzona ‘e gelusia.

‘O mare luntano

Comm’ l’animale ‘nchiuso me ne mor’

Addò vaje tu i’ nun manco.

Nun pozzo fa a meno.

Me manca ll’aria, ‘o respiro.

Pruovo a pigglià ‘o pecse d’o mare,

chillo tirato ncoppa, se ne more.

Pirciò quanno i’ nun te veco,

me ne mor’ pe’ te.

E dimme ll’urdema cosa e po’

nun te scoccio cchiù:

tu puo’ fa a meno d’o sole,

d’a luce e persino d’a pucundria?

(E questo resti tra noi: tu sai pure

che se non mangio non m’importa.)

E quanno nun te veco mmiez’a via

secondo te cosa mi succede?

‘O sai: me ne mor’ comm’auciello

dint’a caiuola comm’o lione a fà ‘o

pagliaccio annanz’o domatore.

Comm’a ll’animale ‘nchiuso me ne mor’

Comm’ l’animale ‘nchiuso me ne mor’

La natura i versi

Profumi freschezza, candore e, paura. Ti allontani come il cerbiatto dagli occhi grandi e luminosi. Fruscii le tue movenze. Nascondi il viso e il sorriso disponendoli a ventaglio come gli sguardi taglienti e furtivi di una ladra. Sei felpata e fuggevole come le ombre del bosco. Fendi l’aria e la luce del sole a strascico che si copre di scuro: rubi per catturare le parole dei maschi che tacciono come i muti la voce gutturale indistinta privando la gola parlante come i cani che trotterellano nel territorio saturo di ciò che li attende nel più. E alzando la zampa a modo loro dicono, scrivono messaggi cifrati calcando la natura i versi.

La natura i versi

Mi ricordo

Il mare verde come un prato come il cuore che si tormenta. Il blu del cielo quando smonta. Le ore passate a contare ciò che non si conosce:forse uno, dieci o ancora niente i tuoi baci lontani come se fossero l’America, laggiù, o dietro l’angolo dei tuoi seni a pera, di pietra. Le coordinate generali delle bandiere che senza sosta soffiano nel vento. I petali della rosa. Il tuo nome che nessuno ricorda più. Le giunture delle nostre dita chiavistelli di stelle. E il via vai d’ogni sorriso come se il mare non avesse segreti; come se ragazzi e ragazze fossero anchilosati nelle membra nelle ossa nei cuori nello sciabordio delle onde minori, saccenti. Il ricordo è un film, una sceneggiatura, una villa appena guardata, un varco d’altri tempi.

Mi ricordo