Sciò sciò ciucciuè

Traduzione: Vai vai Civetta!; mentre gli accenti finali delle O e della E si traducono in: Via, perciò avremo: Vai, vai via Civetta. Aggiungendo: Che non sei altro. Quindi: Vai vai via Civetta, che non sei altro. Certo, una civetta non può essere altro che una civetta. Ma nell’immaginario collettivo una civetta è si una civetta, ma anche, ad esempio, una tizia o nello specifico, un animale, un volatile che …porta sfortuna, perché lei è figlia della notte e che vive di notte…un po’ come i vampiri, i vampiri come i pipistrelli, i vampiri dal mantello nero, il nero manatello della notte… E la civetta prende secondo noi umani tutto l’humus della notte nera e nella nera notte si può essere ghermiti, rapiti, inghiottiti…

Nella mia città di mare, nei suoi quartieri ma, anche interna, ossia quella delle periferia e dei paesi vicini diventai anch’essi città, infatti entrando nel loro raggio territoriale, quando si varcano i loro confini, si trovano e ci accolgono … cartelli stradali, spesso bucherellati da colpi presumibilmente di pistola come se fossero figure del tirassegno, che annunciano: Benvenuti nella città di … perché, se non sbaglio, si passa dallo statuto di paesino, paese o paesone, sotto la spinta indigena del superamento prolifico anagrafico dei sessantamila abitanti, a quello di città:insomma una famiglia sempre più numerosa, per cui … avremo: Città di Pollo d’oro; Terra Infestata di Fantasmi; Città in Carne e Ossa; Città di Palazzo Sismico Con decine e decine di morti; Città di Palazzi Sgarrupati miracolosamente ancora abitati; Città di Buontemponi che salutano sempre ma sempre pronti a mettervelo a quel servizio ma senza abusi sessuali; Città di Figli di zoccole, puttane, chiavettier’ e cornut’ e scurnacchiat’, a seconda; Città di Palazzi costruita sui quintali munnezza in un canalone o in un letto di un fiume o in un fiume deviato ad arte o nella zona peggiore a livello idrogeologico, pur sapendo, ah ipocrisia ipocrisia che appari sempre giovane, che lì, di certo, come una bomba ad orologeria, avverrà una sciagura accoppiata a una tragedia che non si capisce dove finisce l’una e dove inizia l’altra, e compagnia cantando, perché c’è sempre, per forza di cose, cioè interessi materiali, che noi siamo un popolo, come quello napoletano che porta la nomea, dei canterini;infine, la Città di Negozi e negozietti in tutte le salse … e via elencando che pur ad averci un negozio ci passano i nostri corpi in denari.

Adesso, veniamo al dunque e al nostro uomo … nel senso di omino, si perché Sciuè Sciuè Ciucciuè è un personaggio interpretato sempre e soltanto da un uomo o omino cioè una via di mezzo tra un piccolo giullare, un saltimbanco alla buona e un sorpassatissimo e scomparso Pazzariello o l’ultimo dei nipoti del Pazzariello, ma con cui si differenzia sia nell’abbigliamento sia nel cappello. Quella del nostro omino dalla voce squillante e ma anche querela che ripete contumelie a ripetizione come a scacciare i pro e i contro delle controversie della vita nelle vite della gente.

Ah, quasi dimenticavo. Caspita ho dimenticato quel che volevo aggiungere una digressione. Peccato. Si, credo che le digressioni sono il sale della vita… però, fermi un attimo, ho scoperto che il sale, quello della vita, fa malissimo al corpo umano il sale.

Concedetemi una puntualizzazione. Queste città sopra nominate, strano, stranissimo veramente assai, si trovano non solo al Sud che il Sud è la culla di ogni negatività: infatti, c’ha il primato di tutto quello che è una schifezza e una bruttezza scadente, ma attenzione! attenzione! queste città, si trovano, stranamente, in ogni zona dell’Italia … ecco, ci si lamenta sempre della poca unità reale del nostro popolo, del territorio e della nostra classe dirigente che dirige, di qua e di là, di sopra e di sotto, in cielo e nei sotterranei del potere, e noi, poveri disgraziati, che stiamo sotto i talloni del potere, vedenti ma allo stesso tempo non vedenti, trascuriamo la tangibilità dell’unità dell’Italia tutta, dal Po alla Savana, dal Manzanarre alle Ande il condor va.

Praticamente il nostro piccolo Sciò Sciò Ciucciuè cammina su tutti i marciapiedi delle nuove città ed entra ed esce in breve tempo in ogni negozio, senza fare nessuna distinzione tra un esercizio commerciale e l’latro, altra unità del paese reale, dopo aver ripetute scongiuri e contumelie e agitando avanti e indietro, nella mano destra, una buattella di stagno in cui brucia lentamente incenso e chiede, dopo aver scacciato, agitando la buattella fumante gli spiriti maligni, lo stesso diavolo e il malocchio che alligna intorno all’esercizio in cui l’omino Sciò Sciò Ciucciuè, si ripete come in una recita, una commedia, in una funzione religiosa e pagana. A quel punto il nostro omino intasca l’eventuale mancia del negoziante e soddisfatto, o arrabbiato perché ormai molti esercenti sono giovani e, si presume, non subiscono gli usi e i costumi e la mentalità delle tradizioni anche folcloristici, esce ed entra nella bottegaio successivo. A fare il suo lavoro è rimasto l’ultimo. Ed è così che scomparirà.

 

 

Sciò sciò ciucciuè

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