Ritratti. Sono Sofia, la zia

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Sono Sofia, la zia di tre nipoti due da mia sorella più piccola di me e l’altro da mio fratello, lo scapestrato. Anzi, adesso che mi ricordo, lui, lo scapestrato di figli ne fece un’altro al di fuori del matrimonio. Questo nipote non l’ho mai conosciuto. Eppure lui è qui, nella terra straniera in cui lavoro da anni. Però non ho mai chiesto la nazionalità e lui, il nipote che non porta il cognome della nostra famiglia, non l’ho mai cercato. Ha di certo il cognome della madre che poi, ho saputo dallo scapestrato, è morta un po’ di anni fa. Personalmente figli non ne volevo e infatti non ne ho pur essendo sposata, anche se avanti negli anni. Ho sempre avuto paura di mettere al mondo dei figli … la vita che avrebbero dovuto affrontare mi ha sempre spaventato. Però se fossi rimasta con Mirco chissà forse con lui ne avrei fatto anche tre o quattro: di lui ero innamorata persa, ma tra me e lui non ha funzionato. Dopo lui disse che non era innamorato di me e molto dopo questa cosa l’ho detta a mio nipote con cui avevo litigato a causa del mio carattere rigido. Si, alla fine, ho pianto e si vedeva che mio nipote Antonio era sorpresa da questo fiume in piena che tracimava. Però mi sono liberata, anche se un po’ mi sono vergognata di me. Insomma del fatto che mi sono alterata e poi mi sono sciolta come neve al sole quando abbiamo toccato i rispettivi amori. Antonio mi ha fatto anche notare che effettivamente sono una tipa rigida e che spesso mi ci nascondo e anzi attribuisco a mio padre questo aspetto del mio carattere. Adesso mio padre è morto, un maschio arrogante e prepotente, che ha condizionato in maniera sistematica e asfissiante la vita di nostra madre e di noi figli: davvero un disastro. Lui, nostro padre, è stato un’asta nel culo … e adesso che è morto non riusciamo a tirarla fuori e così camminiamo e giriamo e ci abbassiamo rigidi come dei soldatini. La vita e la morte di qualcuno che ci è vicino ha sempre due facce. Se dovessi dire che sono felice e contenta non posso che dire che sia così. E il tempo passa. Sono sposata, ma non amo mio marito come avrei amato l’latro. L’altro è l’esatta distanza anche se per motivi diversi con mio padre. Avrei voluto un altro padre come avrei voluto un altro marito. Nostro padre ha fatto di tutto per tenerci nella paura e nell’oscurità. Persino le pareti di casa nostra era oppresse dalla sua presenza. Lui ci ha tenuto lontani dagli altri e perciò dalla vita. Però nonostante sia andata lontana per vivere e lavorare resta il fatto che non mi sono liberata di me stessa. La verità è che non mi sono mai accettata. Mio padre da un lato che mi ha usata per spiare mia sorella e dirle sempre cosa fare oppure no e il mio corpo che non mi è mai piaciuto, entrambi in combutta contro di me. E la mia felicità non è mai arrivata, anche inseguendola con il sogno.

Ritratti. Sono Sofia, la zia

Ritratti. Sono pecora, vittima sull’altare del cibo

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Sono io, sono la vittima sacrificale. Tanto mansueta, e offesa ancor più, da esser legata per le zampe. Temono che scappi via o che mi rompa un osso e comprometta la bontà della mia carne bollita nel brodo, al forno con piselli e patate o alla brace. E non c’è età per il massacro legale. E quando arriva è quella matura della morte e della macellazione.

Ritratti. Sono pecora, vittima sull’altare del cibo

Ritratti. Le nostre contraddizioni

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Siamo una bella coppia, certo abbiamo le nostre contraddizioni, ma tutto sommato andiamo avanti per la nostra strada. Abbiamo entrambi bei capelli folti che di questi tempi è cosa preziosa, infatti quando siamo in strada o a casa nostra o con i nostri amici, i calvi, anche giovani, sono moltissimi. Potete vederlo da voi, ma io sono un po’ più alta di Marco. Se fosse il contrario lui mi ha sempre detto che farebbe di tutto per cedermi i suoi centimetri in più. Marco è generoso. Per me farebbe di tutto. Mi ha anche detto che si butterebbe nel fuoco. Questo però non so fino a che punto sia verificabile: voglio dire non metterei la mano sul fuoco sulle su promesse e giuramenti. Comunque due giorni fa l’ho beccato in casa con una sua collega: mi ha detto che stavano parlando del più e del meno e di quegli incendi spaventosi di questa estate. Anche io ho ceduto a uno che incontro quasi ogni mattina nella metropolitana: mi ha detto che mi sogna sempre; beh, quel suo sogno è diventato realtà, laggiù, in spiaggia sotto una grotta molto accogliente. Andiamo avanti e qualche sera litighiamo, ma tutto sommato tra noi funziona ancora.

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Io e Marta siamo sposati da vent’anni, praticamente tra alti e bassi, fughe e ritorni, abbiamo messo su un bel mucchietto di tempo. Lei è sempre alquanto nervosa. Sembra che tutto vada contro di lei. E a quel punto litiga per un nonnulla sia con me sia con le nostre famiglie, con i suoi colleghi, gli amici e anche con gli sconosciuti. Marta è sempre sul chi va là: sembra che abbia indossata una divisa fin dalla più tenera età. Almeno quattro volte sono andato via di casa. Dopo quasi un anno siamo ritornati insieme. Forse ci hanno rimessi i due nipotini, un maschio e una femmina, che ci ha dato nostro figlio Sandro e sua moglie Filomena. Fisicamente Marta sta bene però quel suo carattere fa si che gli altri resistono poco a stare con noi, con lei. A volte appare molto stanca, e sfatta.

Ritratti. Le nostre contraddizioni

Ritratti. La coppia, le mani, i colori

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Da sinistra verso destra lei e lui. Da destra verso sinistra, sempre di chi guarda, lui e lei. Madre e figlio seduti su un piccolo divani a fiori. Moglie e marito su un divano in un interno di casa antica. Donna anziana dagli occhi azzurri e spiritati col proprio amante privo di occhiali dal grande naso affilato, baffi copiosi e camicia a strisce verticali. Sia la donna sia l’uomo non hanno le fedi nuziali né anelli di fidanzamento. Spicca invece un anello sormontato forse da una pietra preziosa sul dito della mano sinistra della donna. che civettuola mostra capelli di un rosso sbiadito e anche una collana con medaglione. Più della coppia sono i colori in cui essi sono immersi a trasmetterci la diurna allegria.

Ritratti. La coppia, le mani, i colori

Ritratti. Soli/senza luce

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Solo, nel lungo e stretto vicolo. Lo sguardo nel vuoto. Il calore del muro e del pavimento.

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Sola. Capelli lunghi, cappotto nero. La valigia in mano. Strada d’acqua scura, cielo grigio.

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Sola. C’è chi viaggia stando tutto il tempo in piedi. E lei è sola. Sola, spalle al muro, grigio.

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Solo. Ai piedi macchia nera. E laggiù l’onda che prende fiato e rincorsa, per poi finire.

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Solo.Le orecchie in allerta. Gli occhi di ghiaccio. Il biancore del freddo. E pelo, a neve.

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Solo nella distesa liscia e grigia dell’anima. E le ombre si ritraggono nel futuro a ritroso.

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Solo. Nella lucentezza del vestito argenteo, i neri occhi spulciano spazio tempo memoria.

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Sola fuori. E dentro. La vita che scorre tra il cielo e l’acqua di mare. Unite bofonchiano.

 

 

 

Ritratti. Soli/senza luce

Scrivere, vivere e le altre cose della vita

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Hemingway e la morte

 

“Dopo aver finito un libro sei morto.

Ma nessuno se ne accorge. Tutto quello

che gli altri vedono è l’irresponsabilità

che viene dopo la terribile responsabilità

della scrittura.”

Ernest Hemingway Intervista di
Lillian Ross sul New Yorker(1950)

 

De Beauvoir  e l’oblio

 

“Ciò che temevo era la notte, l’oblio;

era una lacerazione abbandonare

al silenzio ciò che avevo visto,

sentito, amato.”

Simone Beauvoir Memorie  di una
ragazza perbene (Einaudi)

 

La libertà di Gabo

 

“Non c’è atto di libertà individuale

più splendido che sedermi

a inventare il mondo davanti

a una macchina da scrivere.”

Gabriel Garcìa Màrquez Intervista
a The Paris Review

 

I vent’anni di Marguerite

 

“Potrei dire che tutti i miei libri

sono stati concepiti quando avevo

vent’anni, anche se li avrei scritti

solo trenta o quarant’anni dopo. Ma

forse questo è vero per la maggior

parte degli scrittori: l’accumulo

emotivo comincia molto presto.”

Marguerite Yourcenar Intervista
di Shusha Guppy su The Paris Review

 

 

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Le bambine e i bambini che leggono e scrivono sulla strada perché essi stessi strade vecchie e nuove o presunte tali. E nessuno di loro si fornirà di mirra oro e argento.

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Contare fino a dieci, tredici forse venti perché l’occhio chiuso ha già visto il nascondiglio.

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Scrittura e lettura dei numeri nelle caselle per giungere all’inizio fino a te che già amavo.

Scrivere, vivere e le altre cose della vita

Ascoltando gli amori, le passioni e le cose

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Ascoltando la canzone, un classico, giunge

inesausta e sanguinaria.

Mi emoziono come un pesce adolescente

stracotto e innamorato fino alle lacrime.

Adesso le nascondo a mia figlia che entra
per andare nel profilo di face book.

Riascoltandola mi sanguina di nuovo il cuore,
senza sapere dire il perché dell’emozione.

Erano le urla della rivolta e della semina,
ma più che figlio dei signori dei piani alti.

Vedo il vicolo crollare dopo gli scricchiolii
e gente che non ha né casa né da mangiare.

Riascolto, distrattamente, quella canzone, di cui
non so nemmeno il significato né dove va a parare

Forse sarà l’intonazione quando l’organo imprime

il fiato sulle labbra del tempo:

in me, si agita ancora il lustrascarpe dell’anima,
nel bolgia della distruzione di corpi e sentimenti,

tu, città di Bologna, i viali di Torino e Pinerolo,
conosciuta sulle labbra di una tua figlia di un generale.

Mi chiamo Giovanna, dicesti. Le stelle cadevano,

l’Etna si contorceva, e tu piangevi il tuo amore,

ma io non seppi far altro che baciarti con gli occhi chiusi,
mentre uno dei ragazzi disse il titolo di quella canzone.

Ancora oggi non so dire perché comete e oscurità
rigano il viso del cielo e distesi sulla spiaggia ci baciamo.

Ascoltando gli amori, le passioni e le cose