Un sacco di gente. Quando sono morto

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La casa in cui abito. Mi piace perché quando esco di casa ci sono le due scale che vedete.

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Qui invece è riunita la gente venuta al mio funerale: vogliono per forza vedermi morto. Secondo me insistere è un comportamento scostumato e inqualificabile, direi cafone.

 

Quando sono morto c’era un sacco di gente che volevano convincere per forza che ero morto, ma io non ci potevo credere che ero veramente morto, infatti dicevo: Tastatemi, dove volete volete.- E loro si sono messi a ridere. E a me mi è uscito spontaneo dire: -E ridete in faccia a chist’.- Poi non ci potevo credere che ero bello che morto stecchito anche, perché metto sempre in dubbio le cose che praticamente le cose non sono mai le cose al punto che le cose prendono una piega, quasi sempre brutta(questa cosa non l’ho mai capita perché se c’è una piega è brutta) e una sottopiega che ti sorprendono perché sono micidiali. Quando sono morto, è passata una settimana, loro piangevano, io ridevo, tutto disteso e loro qua  e là dicevano: Eh, che bella c’era, un viso sereno, anche bello.-

Un sacco di gente. Quando sono morto

I nostri passaggi a livello

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Il sole appena alto
scarmiglia le ali degli uccelli.

Miagola confuso la lieve brezza e
schiuma desideri di tempesta.

I rimbrotti alacri del cielo,
i tuoi seni turgidi in ascolto.

Stilla lacrime di miele la tua bocca:
fiele, odio, pianto e amplesso.

I silenzi muti,
curati con le parole della timidezza.

I coltelli dell’amore
pelano gli occhi dei nostri passaggi a livello.

E cantano in volo, gli amori in catene,

purezza sanguina, senza santità.

I nostri passaggi a livello

Ritratti. I ricordi della bicicletta

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I ricordi sono i libri che non scriviamo mai. Frequentano il vento e le onde del mare. li riconosci quando sono accoccolati e chiamandoli come si fa con i gatti, spuntano fuori per farsi accarezzare timidamente. I ricordi si nascondono, pare che abbiano sempre da fare. I ricordi hanno le facce di bambini e dei sogni, persino quelli che hai lasciato nel porto dell’anima. I ricordi sono invisibili e implacabili come essenza del cuore.

Ritratti. I ricordi della bicicletta

I tuoi occhi/il cuore. Quando sono morto

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Quando la mattina mi alzo e mi ricordo che sono morto, già la sera prima, pensando a te, mi sorridono gli occhi. Tu guardi come se non mi guardassi negli occhi ma semmai oltre, al di là delle mie spalle, specie quella destra. Adesso sto uscendo di casa ma sono ancora morto, eppure dalla mia autopsia, fatta in tempi rapidi, non è risultato nulla, anzi, godo di ottimo stato. Il mio cadavere, stanno dicendo in diretta, è sereno e molto ben disteso.

I tuoi occhi/il cuore. Quando sono morto

L’amore è come il sorriso, inizia presto

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L’amore è come il sorriso, inizia presto. A me capitò all’asilo. Avevo mangiato la pasta con il sugo e avevo ancora le labbra rosse di pomodoro ma anche il mento. Maria venne da me e sorridendo mi baciò. Poi per altri due giorni a pranzo baciò Michele e il giorno appresso Mario. Allora le dissi che non poteva continuare così e le diedi il bacio dell’addio con le labbra unte della pasta con la genovese. Il fatto era che a Maria piaceva la pasta col il sugo, con la genovese e con i fagioli e anche con le patate e la provola. E su questo ero più che d’accordo. Ma non lo ero quando lei tutti quei primi li associava a: Michele, Mario, Salvatore, Nicola, Giacomino … e tra quelli e altri c’ero anch’io. E io pensai a furia di dare baci a tutti consumerà le sue belle labbra rosse e carnose. Gli altri si azzeccava alle sue labbra e questo non mi piaceva. Il primo amore è come il sorriso.

L’amore è come il sorriso, inizia presto