E niente

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E niente. Ci sono cose più vecchie dell’uomo. Noi non siamo quelli che prendono ma quelli che portano. Cerchiamo di farlo entro i nostri limiti. Arrivano altri e ci spostiamo.

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E niente

Il quadro, gli altri, noi e tu

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… Per dimostrare che non sono volubile, allora, continuerò a parlati di cose sacre. Non  che sono diventata una monaca di casa, come direbbe Giacomo.  Diciamo che ti parlerò di arte sacra(va già meglio, vero?). Il fatto è che Fran e Giacomo mi hanno fatto fare un vero tour de force per le chiese di Napoli. Non sempre mi piacciono questo barocco, questi quadri foschi e anneriti. L’altra settimana, però, nella chiesa di San Domenico Maggiore ho visto una tela splendida e anche un po’ misteriosa(perché  le due cose vanno spesso insieme? Lo sa, tu?). Era una Flagellazione. In altre parole un Cristo alla colonna, flagellato da due sgherri. Un Gesù con il viso molto bello, i capelli lunghi che gli cadono sul collo  e un filo di barba, che gli incornicia il volto. Il pittore, Caravaggio, secondo nostro cognato, ha dipinto Gesù mentre rivolge via il viso dai suoi due aguzzini. E’ chiarissimo che si rifiuta di guardarli. Ma perché? Ho chiesto ad alcune persone il loro parere in proposito. Secondo Fran, Gesù ha orrore della loro bruttezza, ne è come offeso. Il mio amico nella Polizia, Gioacchino, sostiene che Gesù prova vergogna per quei due. Io propendo a credere che Lui sua addolorato per loro. Giacomo ha espresso l’opinione più atroce, secondo me. Secondo lui, Gesù, stornerebbe lo sguardo perché, a un passo dalla fine, non vuole essere tentato di credere che gli uomini, per i quali va a sacrificarsi e a morire, sono così. Così:degli esseri abietti, che si rivoltolano  nella crudeltà e che nessuno mai potrà riscattare.

E’ pur vero che nostro cognato Giacomo vede inganni e ferocia ovunque. Purtroppo lui è completamente sfiduciato verso gli esseri umani. Figurati che una volta, indispettita da questo suo partito preso, gli ho detto che siamo sempre autobiografici nelle nostre accuse. Lo so: dovrei tenere a freno la lingua. Tanto più che lui potrebbe aver ragione e io torto. Ci pensi, Peter? E se nostro cognato avesse ragione? In questo caso come potrei vivere? Per me vivere significa credere negli esseri umani, sperare in loro. Perfino qui, a Napoli.  Tanto più qui a Napoli. Questa città ti fa venire una disperata voglia di cantare, di amare, di piangere. Come ci sono capitata, qui? A volte mi sembra di essere stata sbalzata sotto questo cielo così, per errore. Altri giorni(quasi tutti, in verità)ho l’impressione che questa città stia scritta nel palmo della mia mano, come una linea della vita, del destino. Ti bacio, sperando che non ti sia fatto crescere quei baffi pungenti.

E.

Post scriptum. Qualunque cosa dovesse eventualmente capitarmi, sappi che il mio corpo non finirà là sotto, dove ti porteranno a vederlo. Il mio corpo finisce ai confini stessi del dolore, accanto all’infinito. Ecco, adesso ti bacio veramente e senza scherzi, mio adorato.

 

Vladimiro Bottone Vicarìa Un’educazione napoletana

Il quadro, gli altri, noi e tu