Mia madre, mio padre e la mela(rossa, annurca, royal o trentina?)

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Mia madre e mio padre sono due disgraziati. E chiaramente anche io sono stravolto dai loro comportamenti e ancor più dalle conseguenze che ne sono scaturite in piccolo e poi a valanga. Mamma c’ha una faccia tutta rincagnata e triste che ha passato mille guai. Papà per la vergogna ha sempre le mani in faccia come per scacciare e rifiutare la realtà. Mamma adesso è da un po’ che non fa più figli e questo le ha evitato un sacco di dolori e sofferenze. Papà invece non trova mai un lavoro e dice pure che non è capace a lavorare specie la terra. Dice che dopo i quaranta inizia il declino e ha sempre male alla schiena. Io invece non vedo nessun futuro sia dietro che nell’avanzare dei giorni che passano come niente fosse. Che strani i giorni. Poi, mi hanno consigliato di fare il pizzaiolo. A parte che non so proprio niente di pizze frittura all’italiana, poi non ho neanche il forno. Insomma loro sono molto reticenti nel confessare l’inizio e la loro storia d’amore.  Che poi scagli la pietra chi è senza peccato. O, chi semina vento raccoglie tempesta. Mia madre e mio padre quando bevono un po’ parlano sempre di una mela che però non era la mela di Biancaneve e i sette nani. Cioè non era la mela della strega cattiva. O forse si?

Mia madre, mio padre e la mela(rossa, annurca, royal o trentina?)

Noi tre o il Padre, il figlio del padre e il figlio del figlio. O lunga mappata di padri e figli

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Dio è come mio padre.

Non si è mai fatto vedere.

Anche urlando i loro nomi.

Dio ha la pretesa di esistere.

O così sostengono in molti.

Così, da milioni di anni.

Bravo. A parole, il Verbo.

A testimone c’è il Libro.

Quel vecchio Testamento.

E, in genere, dopo, il Nuovo.

E mi è oscura la loro presunta vicinanza o amicizia o empatia o umanità o deità. Certo che non li confondo Dio è dio e colui che fu il mio genitore solo il mio genitore. Sarebbe troppo facile, ma varie cose collimano molto tra quei due, una in primis, padri. Assenti.

Noi tre o il Padre, il figlio del padre e il figlio del figlio. O lunga mappata di padri e figli

Gilda de Rosa

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Gilda non aveva più i genitori. Erano morti, caduti come le foglie in autunno. La terra si era arrossata come le guance di Gilda de Rosa. E così quei vestiti che indossava. I suoi occhi guardavano lontano come a scorgere una primavera sbocciata dal cielo. Faceva sogni che non confidava a nessuno. Aveva un piccolo registratore che funzionava come una sorte di diario vocale. Da quando la madre e il padre erano morti non aveva più letto un libro, lei che invece amava molto i libri, racconti e poesie in particolare. Ora capiva dopo l’infausto evento perché fin da ragazzina si era avvicinata alle storie brevi e  alla poesia che racchiude i colori cangianti e sfumati delle emozioni. Un romanzo, come certi famosi romanzi del passato e del presente, hanno troppe pagine e tanti personaggi.

Nel mese di settembre di un anno fa, in piena notte, si ritrovò tra le mani un romanzo di milleduecento pagine che iniziò a leggere. E aveva smesso invece con il racconto e la poesie. Forse era un altro messaggio. Eppure sapeva che leggere è anche una questione di fasi, morte e rinascite. Aveva la sensazione strana di finire insieme a quel romanzo. E mancavano poche pagine forse cento o cinquanta o trenta o solo l’ultimo capitolo di appena tre fogli. E così hanno trovata Gilda de Rosa vestita di rosso nel suo letto. Un romanzo tra le mani appoggiato al centro del petto, pendeva sul lato della pagine finite.

Gilda de Rosa

Ogni sera discussioni balorde.

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Mi chiamo Lino e sono il figlio di Tonina. Somiglio più a mamma che a papà. Tra mamma e papà c’è una differenza di sei sette anni. Mamma è in carne anche quando fa la dieta. Sono andato al cinema e tra i protagonisti del film c’erano degli irlandesi con quelle loro facce. Ecco papà sembra un irlandese con quella sua faccia. Papà fa un lavoro duro e quando torna a fine giornata mamma o nonna gli preparano il primo piatto. E lui mangia con appetito. E beve almeno un o massimo due bicchieri di vino rosso. Io invece no, niente vino. La coca cola si. Anche a me piace mangiare, pure la pasta e a sera faccio compagnia a mio padre. Lui dice che ne dovrei mangiare di meno, anche se sono un ragazzone di sedici anni. Anzi, ne compirò diciassette a dicembre di quest’anno. Voglio dire che sono quasi adulto, ma loro mi dicono sempre quello che devo o non devo fare. Su tutto e specialmente col mangiare mi stanno sempre addosso come due cani che abbaiano. Mia madre riempie il primo piatto di mio padre sempre di più di me e questo fatto a e mi fa arrabbiare molto. Come a lui di più e a me di meno. Io sono più alto e grosso di mio padre. Questo dovrebbe fargli capire che ne dovrei averne di meno, ma almeno uguale a mio padre. Invece ogni sera stiamo sempre a fare discussioni balorde.

Ogni sera discussioni balorde.

Rannicchiata di malinconia sognerò le mie creature scomparse nella notte nera

Sono scontrosa e non amo molto gli affollamenti umani. Ho perso i miei cuccioli e adesso vago. Disperata. Tra gli umani che a ogni ora del giorno si affollano sulle panchine per salire sui vagoni ferroviari per dirigersi al lavoro o a casa, forse. Ho approfittato di un momento in cui non c’è nessuno ne adulti né bambini e forse mi riposo della perdita dei mie figli. Erano in quattro. Uno, quello bianco con le macchie nere sul petto, dopo un mese è morto:non riusciva ad attaccarsi alle miei mammelle. Lo chiamai Lacrimuccia piangeva spesso. Gli altri erano due femmine e un maschio. Le due sorelline erano uguali e non si riusciva a distinguerle se non quando si attaccavano alle mammelle, le chiamai succhiatelle Una e Due. Il maschio lo apostrofai Furfante perché quando calava il buio e ci rifugiavamo nella nostra tana nei pressi di un campo disseminato di rifiuti amava sistemarsi tra le zampe posteriori e due mammelle. Lì si sentiva al sicuro e beato. Ora che gli altri tre si sono persi nelle grinfie della morte sono ferita a morte e mi pesa la mia malinconia che non mi lascia correre. Si, forse troverò un compagno e avrò altri cuccioli. Il vuoto che ho dentro è peggio della feroce fame, e, non sono spinta a mangiare, semmai a lasciarmi schiacciare dall’assenza delle loro bocche e dalle dolci tenerissime lingue.

 

Rannicchiata di malinconia sognerò le mie creature scomparse nella notte nera

Quando l’amore è muto

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Quando eravamo seduti uno accanto all’altro dovevi fissarmi a terra con delle catene. E se comparivano le nuvole le guardavamo come si fa quando si va al cinema: una storia. I nostri capelli sorridevano come bambini dopo una marachella. E in attesa del rumore ci prendevamo alla lontana come i sospiri che emettono i fiori quando si accarezzano. Le mani parevano risposare nell’arte del racconto che si dipana piano come un pianoforte. Gli nostri occhi erano estasiati nel percepire i colori cangianti delle anime perse di cielo. Tu rimanevi un nido di uccelli che aspettano il giorno in cui si lanceranno oltre il mare.

Quando l’amore è muto

L’amore è come un giorno che sguscia via

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L’amore è una cosa difficile perché al suo interno ma anche sui fianchi dispone di trappole e agguati. Pensate alle orecchie che stanno lì a captare il cadere delle foglie. Voglio dire che l’amore è una bella cosa perché sembra un cartone animato. L’amore ha la capacità di trasportati senza nessuna fatica e spreco di energia che poi una storia è una di quelle che sbatte nei i muri questa è tutt’altra faccenda. Stranamente l’amore ha sempre un che di nascosto come se fosse la luna l’amore. L’amore deve sempre fare i conti con qualcuno che viene durante o dopo: per te può chiamarsi Gianni, per me Eva.  L’amore a volte sembra una partita a tennis ma senza girare la testa a destra e a sinistra. Capita anche che l’amore prenda il largo per andare in guerra. L’amore è come il pane: tutti a cercarne almeno un etto. L’amore è una cosa che spaventa perché probabilmente non si riesce a maneggiarlo e sguscia via per un giorno del mese o come la vecchia gelosia o la difficoltà a ottenere ciò che si vorrebbe. Ecco, adesso possiamo andare avanti.

L’amore è come un giorno che sguscia via