Tu mi hai detto che non ho cuore

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Eh, non ho cuore, ma non potrei camminare e ritornare.

Se non avessi cuore non guarderei in estate il cielo terso.

Eh, non ho cuore, di sicuro non potrei solo desiderare.

Se non avessi cuore non potrei ballare fino a notte fonda.

Eh, non ho cuore, certamente non mi sveglierei all’alba.

Se non avessi cuore la mia vita si oscurerebbe di niente.

Eh, non ho cuore, ma non sentirmelo più dire, morirei.

Tu mi hai detto che non ho cuore

Luce d’inchiostro stasi i paesaggi immoti

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Si è spenta una luce d’inchiostro come vele sedate.

Sottili adombrano il mare come veriste fanciulle.

Discendono dal cielo versi muti come onde piane.

Scarnificati corvi attraversano l’aria tersa di sogni.

Stormi di nuvole ondeggiano come foglie altere.

Ombre di penombre i sorrisi al lume dei risvegli.

L’inchiostro non è mai oro ma fa si che la cecità

si denuda mostrando la stasi immota delle anime.

Luce d’inchiostro stasi i paesaggi immoti

Cecilia aveva un’amica di nome Rebecca

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Cecilia aveva un’amica, Rebecca. Al telefono, Cecilia mi disse che fra lei e suo marito, ma non disse, come in precedenza, il tuo amico, c’era stato un chiarimento. Ma non feci da sponda e restai sulle mie. Poi disse che una sua collega e amica, di nome Rebecca, era interessato e incuriosita da ciò che facevamo al Centro di Iniziative Culturali. Entrambe, Cecilia e Rebecca, volevano venire l’indomani sul tardi pomeriggio per sincerarsi di cosa discutevamo e quali iniziative. Dissi che tutto il Centro le avrebbe accolta volentieri. E dissi anche che le porte erano aperte anche per suo marito, ma Cecilia non disse niente.

Cecilia aveva un’amica di nome Rebecca

Il mistero delle tre monete d’oro

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Si racconta di vicolo in vicolo di basso in basso di scantinato in scantinato di grotta in grotta di sotterraneo in sotterraneo, di rovine archeologiche in rovine di archi e colonne che in piazza Bellini sulle rovine romane circoscritte e protette da una recinzione in ferro, ci siano da secoli e secoli prima della loro scoperta, tre monete d’oro portate e perdute dalle saccocce dai greci che fondarono Neapolis che nessuno, dagli scugnizzi agli adulti, da un barbone, un disoccupato o un operaio in cassa integrazione o ricco malato di cleptomania o vecchie streghe e fattucchiere osi toccare. C’è una diceria e forse una brutta maledizione, bella certo non può essere, sulle tre monete che comunque sono succulente e tentatrici per chiunque, quando i ceti sociali e le la divisione di classe si azzerano, che corre di bocca in bocca: se qualcuno porta via per non dire ruba le tre monete d’oro tutta Napoli verrà risucchiata in un buco nero collegato direttamente con il Vesuvio. E cosa stranissima le tre monete sono sempre lucide. E calde. Le tre monete sono calde come la pelle di chiunque si trovi a passare.

Il mistero delle tre monete d’oro

Quanno ‘o penziero ‘e ll’ammor’ si’ ttu

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‘O penziero ‘e ll’ammor’ e quell’altro del non amore è quando non ti voglio pensare, accade, chi sa o’ pecché, ma ti penso da tutte le parti. Se sono fermo o cammino o corro dint’o bosco o vicino ‘o mare, abbascio a litoranea o lungo via Partenope, via Caracciolo, a Mergellina o ‘ncoppo a Rimembranza addò nelle macchine parcheggiate si riuniscono gli innamorati e per’ via Orazio cu chillu sole ca te trase dint’a ll’anema, ‘o penziero mio,  nun ce sta niente da fare, ‘o penziero mio, dicevo mentre non pensavo, torna sempe a te.

Quanno nun te penzo sente ‘na mancanza comme si me mancasse l’aria, ‘a luce, ‘o ppane, ma pure a frutta si è pecchesto. ‘A frutta, ma pure ‘a verdura so’ ddoje cose, ca dint’a vita ‘e ‘na persona non devono mai mancare: forse, ci aiuterebbero a spezzare persino la violenza all’interno della coppia, ma anche rispetto ad un amante o il mordi e fuggi.

Quando non ti penso poi nella giornata, di mattina presto o la sera, a letto, torni di nuovo a farti pensare. Non vorrei pensarti…ma eccoti che compari, eppure non sei un fantasma o l’ alieno della nostra galassia.

Quando ti penso alla fine da un lato mi fa piacere pensare al tuo sorriso e ai tuoi occhi che mi affascinano, veramente mi hai sedotto anche quando eri a terra e per aiutarti a salvare ci siamo dati la mano e tu ti sei rialzata…sorridente; ecco, dall’altro invece pensarti mi fa male: non averti insieme e vederti sempre nei miei pensieri. E ti penso. senza pensarti, però mi fa piacere averti vicino a me, così ci guardiamo e sorridiamo.

Quanno ‘o penziero ‘e ll’ammor’ si’ ttu

Tu che attraversi la vita col tuo incidere

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Vai, ti dice il sole a prima mattina. Corri nei metri che devi attraversare. La luce inonda i tuoi seni, i pantaloni aderenti. Vai, ti dice l’acqua quando bevi un bicchiere dalla fontana di casa tua. Le piante sui balconi si affacciano al tuo andare. Vai, ti dice il cielo vestito dei colori del giorno, le zone buie dei cortili e degli androni, dei vicoli e dei fondaci e delle lune storte della notte. Vai, ti dice il lavoro. Colleghe e colleghi aspettano il tuo l’arrivo per parlare delle solite cose. Forse. Di certo, sono pochi spazi per parlare della terra che gira senza un affanno, o forse si?, con la precisione di un orologio svizzero, in fondo, ha poco importanza. Forse non si cura nemmeno il proprio orticello con nuvole così gonfie o secche aride di latte. Appena arrivi ti offrono il caffè che sarà sorseggiato tra un’ora o forse due. Dipende. C’è il lavoro da sbrigare e poi via alle tre. E il mare? Il fiume? Il lago? I percorsi invisibili dell’acqua? A monte e a valle nelle vene di madre terra? Si, il mare, solo il mare, sempre. E’ il mare che ci fa credere che l’acqua ci sarà sempre. Così come esisti tu,;così come esiste il sole; così come esiste l’amore.Vai, dice il sangue. Vai, dice l’aorta. Vai, ti dice ciò che ti spinge e ti aspetta. Vai.

Tu che attraversi la vita col tuo incidere

Ritratti. Lino: -Ogni giorno mangiò di più.-

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Mi chiamo Lino e sono il figlio di Tonina. Somiglio più a mamma che a papà. Tra mamma e papà c’è una differenza di cinque anni. Mamma è in carne anche quando fa la dieta. Sono andato al cinema e tra i protagonisti del film c’erano degli irlandesi con quelle loro facce. Ecco papà sembra un irlandese con quella sua faccia. Papà fa un lavoro duro e quando torna a fine giornata mamma o nonna gli preparano il primo piatto. E lui mangia con appetito. E beve almeno un o massimo due bicchieri di vino rosso. Io invece no, niente vino. La coca cola si. Anche a me piace mangiare, pure la pasta e a sera faccio compagnia a mio padre. Lui dice che ne dovrei mangiare di meno, anche se sono un ragazzone di sedici anni. Anzi, ne compirò diciassette a dicembre di quest’anno. Voglio dire che sono quasi adulto, ma loro mi dicono sempre quello che devo o non devo fare. Su tutto e specialmente col mangiare mi stanno sempre addosso come due cani che abbaiano. Mia madre riempie il primo piatto di mio padre sempre di più di me e questo fatto mi fa arrabbiare molto. Come a lui di più e a me di meno. Io sono più alto e grosso di mio padre, perciò. Questo dovrebbe fargli capire che non dovrei averne di meno, ma almeno uguale a mio padre. Invece, ogni sera, stiamo sempre a fare discussioni balorde. Adesso il medico ci ha detto che devo ricoverarmi presso una clinica perché mi deve praticare la riduzione chirurgica dello stomaco. Mesi fa mi avevano messo anche il palloncino nello stomaco, però continuavo mangiare. Adesso quanto peso? 200 chili.

Ritratti. Lino: -Ogni giorno mangiò di più.-