Un romanzo di settantotto romanzi

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Secondo il giovane Uberto dell’Orso un uomo deve avere degli obiettivi piccoli e grandi. Sempre. Come una sorta di mete.Un po’ come l’età che cresce anche se sei contrario, però non ci puoi fare niente. Per esempio se sei uno che scrive non devi limitarti a scrivere un solo romanzo in una volta sola, ma semmai, scriverne settantotto tutti insieme una volta e per tutte. Come si fa? Beh, forse, intervistandomi. Dopo sai che spocchia. Camminare tutto impettito e semmai farsi bello e non salutare. Appena si conquista un po’ di potere, giusto o sbagliato, meritato o da corruzione e clientelismo, quello, il piccolo micro potere subito va alla testa. E ci si pavoneggia. Con arroganza e supponenza. Sprezzanti. E proni.

Un romanzo di settantotto romanzi

Dal blog Scrivo a colori. La mia fiaba africana

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Sei entrato nella mia vita e da quella volta ogni giorno lasci un segno indelebile sul mio cuore.
Basta una parola e si crea un discorso, e da lì un altro legame tra il mio mondo e quello tuo.

Oggi per esempio mi hai parlato della felicità e anche di come affronti i problemi.

Mi dici sempre che la felicità può arrivare solo da dentro di noi.
Invece i problemi li metti in valigia ma adesso che ci penso non ti ho mai chiesto cosa fai con la valigia alla fine.

Adoro ascoltare la tua storia.
Voglio scoprire tutto quello che ti riguarda.
Voglio sapere come hai vissuto prima di incontrarti.
Voglio conoscere la tua cultura.
E poi amo guardarti mentre parli della tua terra con tanta emozione e sincerità. E anche orgoglio, molto orgoglio direi.

Guardo i tuoi occhi e poi le labbra mentre mi racconti con tanto amore la tua fiaba Africana.
Di nuovo guardo i tuoi occhi e ritorno a guardare le tue bellissime labbra. Sento la magia intorno a noi e ogni parola entra nella mia testa come una melodia d’amore.

Mentre descrivi quello che ami io cerco di respirare l’aria che ci unisce.
Si, a noi bianchi e a voi neri.
Perché respiriamo la stessa aria, e la stessa vita.
Ma a volte mi manca proprio quell’aria quando sei così vicino a me.

Ascolto il tuo racconto e sento il cuore che batte forte nel petto. Tutto il resto scompare… Case, persone, macchine, tutto!

Mi concentro di nuovo sul tuo sguardo e poi di nuovo sulle tue labbra mentre finisce il racconto e nasce un sorriso nel quale vedo specchiarsi tutte le stelle del nostro universo.

 

Dal blog Scrivo a colori. La mia fiaba africana

Incidente, feste di Natale in ospedale e dopo nove giorni il ragazzino investito viene operato, accanto al letto siede sua madre, anche lei ha il volto sofferente

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Aldo entra nella stanza numero 3 come se insieme alle sue gambe ci fossero altri che lo spingevano o forse era solo l’altra parte di sé che lo spingeva a interessarsi del ragazzino operato in mattinata. Biondo e occhi azzurri, l’occhio destro che svirgolava di lato, semi seduto, con le spalle allo schienale e gli occhi che si aprivano e si chiudevano sotto la pressione del dolore. E invocava la mamma. E lei lo guardava affranta e con un cenno di sorriso. Lui cercava requie ma dopo un intervento chirurgico, specie alle ossa, la soglia di sopportazione è bassa, si soffre molto. Voleva piangere. Al momento non gli riusciva.

-Come sta questo piccolo?- disse Aldo.

-Si lamenta, gli fa male il braccio e il polso destro.-

-Lucio ieri camminava in corridoio e nelle stanze, adesso sei fermo a letto.-

-Meglio ieri anche, almeno non soffrivo come adesso.- disse Lucio.

-Come è successo, è caduto giocando a pallone ?- disse Aldo rivolta alla madre.

-E’ stato investito. Ci ha avvisato lui col telefonino.-

-E semmai … l’investitore è anche scappato.-

-Proprio così. Però, spero gli capiti una cosa peggiore.-

-Sarà è scappato perché non era assicurato.-

– Anche ad altri due ragazzi della stanza 4 è successo la stessa cosa. Investiti e non soccorsi. Davvero gente cattiva ed egoista.-

-Un’altro po’ di pazienza. Poi tra qualche giorno andate via dall’ospedale e potrà stare tranquillo a casa con la famiglia e i suoi amici. Poi, andranno a giocare a pallone.-

-No, non sa giocare e non gli piace il calcio.-

-E non pratica nessun altro sport, ad esempio la piscina? –

-No, niente.-

-E allora lo facciamo giocare alla playstation.-

-Si, quella si.- e mentre Aldo esce dalla stanza, i due sorridono, scambiandosi il dolore.

Lucio ha trascorso le ore dopo l’intervento e l’intera notte soffrendo e lamentandosi del dolore al braccio. -Purtroppo, dice sua madre, non gli hanno dato farmaci antidolorifici. Un infermiere mi ha detto che in questi casi una pompa antalgica che duri almeno dodici o ventiquattro ore allevierebbe di molto il post operatorio. Verso le 12 è passato il primario che ha praticato una prima medicazione e ha detto che i punti di sutura, ben settanta, sono infettati. Più lo vedo soffrire e più mi sento male. -Ieri è venuto suo padre che ormai non vive più con noi, due minuti e subito è andato via.-  dice Maria. E piange.

 

 

Incidente, feste di Natale in ospedale e dopo nove giorni il ragazzino investito viene operato, accanto al letto siede sua madre, anche lei ha il volto sofferente

Nico, la musica interiore e la realtà

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Nico, disperato e ispirato che fosse, prendeva la chitarra.

E l’accordava con i brividi della pelle e del desiderio.

Nico, innamorato e lasciato da Lucia, cercava l’armonica.

E vi soffiava l’aria come le ali degli uccelli liberi nel volo.

Nico rideva nei raggi del sole e nella notturna aria fredda.

Al buio scaturisce la tristezza e la realtà ci dona la luce.

 

Nico, la musica interiore e la realtà