I ricordi(dell’anima in quanto sensibilità del corpo) in Proust, P. Levi e te e in loro, voi e noi. Forse verrà l’estate come amore in quanto musica di una nuova serenata.

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Un ricordo(forse). Dei ricordi(certo).

Il passato(nelle canzoni degli amori).

Dei passaggi crocevia(chissà se avvenuti).

Una casa(quelle che parlano col silenzio).

Una cucina (il fuoco su cui bolle l’amore).

La stanza(non tante o innumerevoli e piene

di sole(forse).Una strada, una salita e dall’altra

parte la discesa. Una porzione di quartiere,

la chiesa in piazza e poi tutti i vicoli e i bassi.

Una donna, Nunziatina ‘a prostituta, le figliole

che vanno avanti e indietro con le gonne corte,

i sorrisi per fa schiattare gli spasimanti e le facce

truci contro i guaglioni di cui invece si innamorano.

Il vecchio don Mario e quegli altri tutti seduti fuori

l’associazione cattolica e i tavolini e le partite a carte.

E una, una ragazza che pare attirano l’attenzione …

possono tutti insieme, anche senza saperlo, essere

il viatico(del ritorno) alle radici(e, in più) e alla

scrittura … e attualizzare (il cosiddetto passato)

attraverso il sangue e la fame(in ogni senso)

del presente molto assente, sfuggente, frenetico,

consumistico e individualista perché il vuoto avvolge

tutto specialmente noi.  Forse verrà l’estate come l’amore.

I ricordi(dell’anima in quanto sensibilità del corpo) in Proust, P. Levi e te e in loro, voi e noi. Forse verrà l’estate come amore in quanto musica di una nuova serenata.

-Per fare l’amore ci arrabattammo alla meglio, però lo rifarei,- disse Marilù

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-Per fare l’amore ci arrabattammo,- disse Marilù alla sua amica Gisa.

-Tu a casa facesti più del necessario e libera da rimproveri te ne uscisti impaziente.-

-Mio fratello faceva il maschio di famiglia o cane da guardia.-

-Voleva sapere con chi e dove saresti andata,- disse Gisa.

-Mi diede anche due schiaffi che non mi fecero né caldo né freddo,- aggiungesti calma.

 

-Quando si va incontro all’amore che cattura non c’è montagna o affronto che tenga.

Tu tenevi a lui e per amore avresti affrontato tutto. Quando lo scorgesti da lontano

venirti incontro ti batteva il cuore e anche il sangue. Udivo il basso ventre e sulle mie

labbra la lingua pregustava il sapore dell’aria i respiri,- disse Gisa partecipe.

Marilù s’illuminò e annuì.

 

 

 

-Per fare l’amore ci arrabattammo alla meglio, però lo rifarei,- disse Marilù

Mi ricordo: ieri, oggi, solo tra un’ora è già.

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“Quando ho rivisitato Auschwitz dopo quasi quarant’anni, lo scenario visivo mi ha dato una commozione reverente ma lontana: per contro, l’odore, l’odore di Polonia, innocuo, sprigionato dal carbon fossile usato per il il riscaldamento delle case, mi ha percorso come una mazzata:ha risvegliato a un tratto un intero universo di ricordi, brutali e concreti, che giacevano assopiti, e mi ha mozzato il respiro. Con altrettanta violenza, “laggiù”, ci ferivano gli occasionali odori del mondo libero: il catrame caldo, evocatore di barche al sole;|…|;il profumo di sapone nella scia di una donna “civile” incontrata sul lavoro.” E come il medico dei I mnemagoghi, anche Levi chiude le boccette della sua memoria sull’evocazione di una fragranza femminile.

Primo Levi.

*Il brano sopra riportato è di Primo Levi. Mentre il titolo è dell’autore del blog.

 

Mi ricordo: ieri, oggi, solo tra un’ora è già.

Luna rossa pe’ na femmena ‘e core e cianciosa

Vaco
distrattamente
abbandunato
l’uocchie
sotto ‘o cappiello
annascunnute
mane
‘int’a sacca
e bavero alzato
vaco
fiscann’a e stelle
ca so’ asciute
E ‘a luna rossa me parla ‘e te
io le domando si aspiette a me
e me risponne si ‘o vvuo’ sape’
cca’ nun ce sta nisciuna
E io chiammo ‘o nomme pe’ te vede’
ma tutt’a gente ca parla ‘e te
risponne e’ tarde che vvuo’ sape
cca’ nun ce sta nisciuna
Luna rossa
chi me sarra’
sincera
luna rossa
se n’e’ ghiuta
ll’ata sera senza me vede’
E io dico ancora ca aspetta a me
fore ‘o balcone stanotte ‘e ttre
e prega ‘e sante pe’ me vede’
ma nun ce sta nisciuna
e io

 

 

Luna rossa pe’ na femmena ‘e core e cianciosa

Dove sei che ti dilegui fra le mani

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Dove sei,

quando ho voglia di sognarti.

Tienimi legato senza tremare.

Dove sei,

quando il calore si allontana.

Imprigionami senza carcere.

Dove sei,

che mi disincanti pur se t’amo.

Ti desidero anche se m’inquieti.

Dove sei,

sangue che mi frughi l’anima.

Sogni diventano solo incendio.

Dove sei,

quando non faccio che pensarti.

Carnalità e malessere l’insieme.

Dove sei,

che ti dilegui ancora fra le mani.

Eppure di lontananza sei mortale.

Dove sei che ti dilegui fra le mani

Disegni, scritte, scarrafunciello e scarrafone

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Ah, mi piace, sotto la scritta che riporti(ma l’ombra della bottiglia è inquietante, neh: ci sarà del veleno?), ‘o scarrafunciello che cade all’indietro. Mi ricorda qualcuno che ho conosciuto da vicino e con cui la sera ci mettevamo comodi a discutere sui destini del mondo e anche dell’amore. In quel momento amavo Alessia che però dal ritorno delle vacanze si accompagnava con un altro. Disperato cercavi di entrare in qualche portone giacché una porta si era chiusa. ‘O scarrafunciello per mi riporta a quello, in letteratura, ma credo anche nella vita laterale, Gregor Samsa che una brutta(o nuova realtà?) mattina si risvegliò grosso scarrafone. Però non accennammo al fatto che ogni scarrafone è bello ‘a mamma soja. E anche con lui discutemmo di varie cose tra cui la figura paterna e anche, come solito, dell’amore. Entrambi avevamo vecchie e nuove storie. Mi parlò di Milena, anche se nelle vesti di Franz. Gli accennai di Rossana mentre ci incamminammo per le stradine della città. Tra i vicoli vendevano le caldarroste.

Disegni, scritte, scarrafunciello e scarrafone