Pallori, sudori, sfregamenti e altri indizi

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Altre immagini sotto le luci.

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Altre immagini sotto le luci. Fecce delle stesse medaglie.

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Altre immagini al chiuso illuminate dalla luce esterna del mattino bianco o forse di sole.

 

Il corpo, la tua pelle estesa come una spiaggia dentro e su cui le mani scrivono. E scrivono le dita impugnando il ferro del mestiere ma anche l’oscurità del cuore nascosto. Eroe di tempi mai conosciuti. Nessuno come lui riesce con talento e abilità a dissimulare le altre facce della medaglia che appare fra le luci ammalianti che si schiudono nel buio.

 

 

Pallori, sudori, sfregamenti e altri indizi

L’amore? Non dirò mai: ho bisogno di te. Non sono così folle da mettermi la corda al collo. Certo, sono condannato a volerti. So bene che nel deserto ti penserò. E cosi penserò a te nel mare in tempesta. Tu non saprai che ti voglio e che ho bisogno di te. Si, ho la corda al collo e sono condannato.

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L’amore? Non dirò mai: ho bisogno di te. Non sono così folle da mettermi la corda al collo. Certo, sono condannato a volerti. So bene che nel deserto ti penserò. E cosi penserò a te nel mare in tempesta. Tu non saprai che ti voglio e che ho bisogno di te. Si, ho la corda al collo e sono condannato.

Le parole, tu, forse noi, fra le righe e le ombre.

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Le parole suonano sempre strane sia che si resti(quanto?)sia che si va via rimanendo ancorati e in bilico sul filo della corda.E’ una condizione di perennità delle nostre vite di tempo limitato. Le parole sono il fascino delle nostre storie, nel bene e nel male. E il bene e il male sono i tessuti che usiamo ogni giorno senza essere andati a scuola di cucito. Quando ci incontrammo per l’ultima volta non dicesti una parola. Al loro posto c’era il tuo seno nudo. Sorridesti ma era per dirmi che le mie mani su te ormai erano il nulla.

Tornammo a riva e ci salutammo senza proferir parola.

E nel silenzio reciproco le parole suonavano strane come ogni addio.

Rimangono ancora vive le parole che non abbiamo pronunciate.

Scoprimmo che suonano sempre strane le parole nel silenzio.

Le parole, tu, forse noi, fra le righe e le ombre.

Il popolo.

Scuola elementare.

Il popolo.

Mercoledì 27 Marzo 2019

«La parola “popolo” vuol dir poco,» disse Levin. «Gli scrivani comunali, i maestri e un contadino su mille sanno forse di che si tratta. Ma i rimanenti ottanta milioni, come Michàjlyč, non solo non esprimono mai la volontà propria, ma non hanno neppure la minima idea di ciò su cui dovrebbero esprimere la loro volontà. Che diritto abbiamo noi di dire che è la volontà del popolo?»

[Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Pietro Zveteremich, Milano, Garzanti 1981 (7), p. 813]

Dal blog di Paolo Nori

Il popolo.

Quando sono morto stanno capitando cose belle, singolari e persino piene e ricche di habitat, humus e humanitas. Praticamente nessuno imbroglia nessuno. Pure i bastardi in malafede e gli accoliti. E cosa strana sprizzi allegria dai pori e dalle ossa. E la polvere, da morto, non è assolutamente allergica. C’è intesa, ecco. E le rose sono intense e piene di speranza. Ah!, qui non c’è il problema del giro vita.

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Quando sono morto stanno capitando cose belle, singolari e persino piene e ricche di habitat, humus e humanitas. Praticamente nessuno imbroglia nessuno. Pure i bastardi in malafede e gli accoliti. E cosa strana sprizzi allegria dai pori e dalle ossa. E la polvere, da morto, non è assolutamente allergica. C’è intesa, ecco. E le rose sono intense e piene di speranza. Ah!, qui non c’è il problema del giro vita.