“Rosa, amore, vengo a prenderti oggi alle tre”, disse sua madre nell’androne e la baciò due volte. Rosa e amore (e poi il profumo di lei che sancì il momento): due parole che mi colpirono al cuore come due frecce, due scossa elettriche, ma non uscì sangue e non svenni per la scossa elettrica: a casa, qua e là, c’erano dei fili scoperti. Quella volta fu un’altra cosa”.

Quadro di James Webb

Castle of Ischia, Naples - James Webb as art print or hand painted ...

“Rosa, amore, vengo a prenderti oggi alle tre”, disse sua madre nell’androne e la baciò due volte. Rosa e amore (e poi il profumo di lei che sancì il momento): due parole che mi colpirono al cuore come due frecce, due scossa elettriche, ma non uscì sangue e non svenni per la scossa elettrica: a casa, qua e là, c’erano dei fili scoperti. Quella volta fu un’altra cosa”.

Mi chiamo Lelloccio e tengo sette anni e quando mi sfasterio di pazziare nel vicolo a pallone o al vento di terra o nel palazzo Sgarrupato del forno vado giù nello scantinato del palazzo stretto e mentre fumo una sicaretta che mi sono pigliato dalla tasca di mio fratello Gennarino, mi metto a parlare con Gesù. A volte lui è bambino altre volte lo vedo sulla croce con la faccia appesa perchè lui soffre, per noi. A me questo fatto poi mi scoccia assai perché c’è un sacco di gente che non puoi averci a che fare: sono egoisti e tengono la cazzimma. Adesso Totore e io ci troviamo imballati: lui in braccio a Maria o tutto nchiuvate sulla croce e io che non posso aiutarlo perché non tengo nè la bacchetta magica e nè ascendenza c’o Pataterno. E nemmeno una parola che dice: “Apriti Sesamo”. Poi lui appena finisce trentatrè anni deve morire perchè sta tutto appizzato sulla croce e i romani da bere non gli danno acqua ma aceto: “Uà, che cazzimma”. Mò se mi trovavo anch’io là non lo poteva aiutare perchè i romani in testa tengono l’elmetto come nei film di Ercole e Maciste e la spada e poi sono molto forti che anche i gladiatori devono pararsi la palla. Io parlo con Gesù perché lui fino ai trentatrè anni a casa dei suoi genitori stava bene, però sulla croce ha scoperto che il suo papà che lo ha generato non era don Peppe ‘o faligname ma Dio che stava in cielo. Allora Gesù è andato in crisi perchè tutta la giornata, ma anche la notte, non riusciva a prendere sonno, perché si faceva un sacco di domande che a un certo punto aveva male alla testa. Però, è sicuro che non era nè la sinusite nè la cervicale. Insomma, pure se Gesù aveva trentatrè anni e stava nchiuvate ncopp’a croce, nel senso che non se ne poteva andare o ribellarsi, il fatto che don Peppe stava là a soffrire e Dio invece nun se mpurtava niente di lui, gli faceva perdere ‘a pacienza. Così, non a caso, dopo un po’ di secula secularum, Toto disse:” Ogni limite ha una pazienza”, per queste parole sono venute dopo. Conitnua.

Arte Classica Poster #001 # cm 70x100 Roberto Ferruzzi La Madonna ...Crocifissione di Gesù - Wikipedia

Mi chiamo Lelloccio e tengo sette anni e quando mi sfasterio di pazziare nel vicolo a pallone o al vento di terra o nel palazzo Sgarrupato del forno vado giù nello scantinato del palazzo stretto e mentre fumo una sicaretta che mi sono pigliato dalla tasca di mio fratello Gennarino, mi metto a parlare con Gesù. A volte lui è bambino altre volte lo vedo sulla croce con la faccia appesa perchè lui soffre, per noi. A me questo fatto poi mi scoccia assai perché c’è un sacco di gente che non puoi averci a che fare: sono egoisti e tengono la cazzimma. Adesso Totore e io ci troviamo imballati: lui in braccio a Maria o tutto nchiuvate sulla croce e io che non posso aiutarlo perché non tengo nè la bacchetta magica e nè ascendenza c’o Pataterno. E nemmeno una parola che dice: “Apriti Sesamo”. Poi lui appena finisce trentatrè anni deve morire perchè sta tutto appizzato sulla croce e i romani da bere non gli danno lacqua ma l’aceto:”Uà, che cazzimma”. Mò se mi trovavo anch’io là non lo poteva aiutare perchè i romani in testa tengono l’elmetto come nei film di Ercole e Maciste e la spada e poi sono molto forti che anche i gladiatori devono pararsi la palla. Io parlo con Gesù perché lui fino ai trentatrè anni a casa dei suoi genitori stava bene, però sulla croce ha scoperto che il suo papà che lo ha generato non era don Peppe ‘o faligname ma Dio che stava in cielo. Allora Gesù è andato in crisi perchè tutta la giornata, ma anche la notte, non riusciva a prendere sonno, perché si faceva un sacco di domande che a un certo punto aveva male alla testa. Però, è sicuro che non era nè la sinusite nè la crvicale. Insomma, pure se Gesù aveva trentatrè anni e stava nchiuvate ncopp’a croce, nel senso che non se ne poteva andare o ribellarsi, il fatto che don Peppe stava là a soffrire e Dio invece nun se mpurtava niente di lui, gli faceva perdere ‘a pacienza. Così, non a caso, dopo un po’ di secula secularum, Toto disse:” Ogni limite ha una pazienza”, per queste parole sono venute dopo. Conitnua.

Mi chiamo Lelloccio e tengo sette anni e quando mi sfasterio di pazziare nel vicolo a pallone o al vento di terra o nel palazzo Sgarrupato del forno vado giù nello scantinato del palazzo stretto e mentre fumo una sicaretta che mi sono pigliato dalla tasca di mio fratello Gennarino, mi metto a parlare con Gesù. A volte lui è bambino altre volte lo vedo sulla croce con la faccia appesa perchè lui soffre, per noi. A me questo fatto poi mi scoccia assai perché c’è un sacco di gente che non puoi averci a che fare: sono egoisti e tengono la cazzimma. Adesso Totore e io ci troviamo imballati: lui in braccio a Maria o tutto nchiuvate sulla croce e io che non posso aiutarlo perché non tengo nè la bacchetta magica e nè ascendenza c’o Pataterno. E nemmeno una parola che dice: “Apriti Sesamo”. Poi lui appena finisce trentatrè anni deve morire perchè sta tutto appizzato sulla croce e i romani da bere non gli danno acqua ma aceto: “Uà, che cazzimma”. Mò se mi trovavo anch’io là non lo poteva aiutare perchè i romani in testa tengono l’elmetto come nei film di Ercole e Maciste e la spada e poi sono molto forti che anche i gladiatori devono pararsi la palla. Io parlo con Gesù perché lui fino ai trentatrè anni a casa dei suoi genitori stava bene, però sulla croce ha scoperto che il suo papà che lo ha generato non era don Peppe ‘o faligname ma Dio che stava in cielo. Allora Gesù è andato in crisi perchè tutta la giornata, ma anche la notte, non riusciva a prendere sonno, perché si faceva un sacco di domande che a un certo punto aveva male alla testa. Però, è sicuro che non era nè la sinusite nè la cervicale. Insomma, pure se Gesù aveva trentatrè anni e stava nchiuvate ncopp’a croce, nel senso che non se ne poteva andare o ribellarsi, il fatto che don Peppe stava là a soffrire e Dio invece nun se mpurtava niente di lui, gli faceva perdere ‘a pacienza. Così, non a caso, dopo un po’ di secula secularum, Toto disse:” Ogni limite ha una pazienza”, per queste parole sono venute dopo. Conitnua.

La poesia degli amanti dimentichi e perduti

Quadri di Salvatore Petrulo

Salvatore Petruolo (Catanzaro 1857-Naples, 1946), Fishermen on the ...Fishermen in Sorrento - Salvatore Petruolo as art print or hand ...Petruolo Salvatore (Catanzaro 1857 - Napoli 1946) Lo scoglio delle ...

Poesia degli amanti dimentichi e perduti;

gli amanti che guardano le api

tremanti e sfinite e le coccinelle senza uce

volare col sole, al buio tra le stele: che stupidi.

La poesia degli amanti che muoiono per amore,

un amore durato un’alba lontana, una faccenda

così ininfluente ma struggente rimasta

scritta nella storia dell’umanità.

La poesia di una vita è la poesia

che arranca scalando il buio.

La poesia di un amore

è scritta nell’attimo che non smette mai,

nel fango del cielo,

nel cratere, rigagnolo del cuore.

La poesia degli amanti dimentichi e perduti

Da un certo punto scrivere è una necessità vitale pari dalla vita alla morte

Quadri di Felix Vallotton

Landscape at Loguivy - Félix Vallotton , 1923 Swiss,1865-1… | FlickrFélix Vallotton - Poster e Stampe su tela, alluminio o vetro ...Supporting women' by Félix Vallotton - Custom Wall Art | Unique ...

Da un certo punto in poi scrivere è una necessità vitale pari dalla vita alla morte come respirare, camminare, amare, disperarsi. E girare e frugare per casa. Passare davanti allo spechio lo scatto di una fotografia. Inseguiti dai fatti, dai pensieri e dalle parole. E riordinarli, metterli insieme. E dispiegare il pathos. Come l’acqua del fiume, il chiarore che che si consuma, il cielo cremisi e la vita intorno e lontana appena sotto la coltre delle mille poche cose da fare, svestiti di carne e di sogni come cavalli lontani allo stato brado.

Da un certo punto scrivere è una necessità vitale pari dalla vita alla morte