Camminando camminando da soli, in due o al massimo in tre, più in silenzio che chiacchierando. E, percorrendo ogni luogo, ci si rende conto della piccolezza umana. E di ciò che ci dice la natura, specie dove essa viene offesa e deturpata ogni giorno. O in scenari destinati ai disastri. E lì che scopriamo la solitudine e la bellezza dell’anima. L’anima? L’anima è ciò che ci circonda. E basta.

Camminando camminando da soli, in due o al massimo in tre, più in silenzio che chiacchierando. E, percorrendo ogni luogo, ci si rende conto della piccolezza umana. E di ciò che ci dice la natura, specie dove essa viene offesa e deturpata ogni giorno. O in scenari destinati ai disastri. E lì che scopriamo la solitudine e la bellezza dell’anima. L’anima? L’anima è ciò che ci circonda. E basta.

Mia cara mamma,

https://youtu.be/jExlDHgRgfQ

ti voglio bene. Sei sempre sul mio pelo, e naturalmente nel cuore, nei fiati, sulla lingua, tra i tuoi denti e nel proteggermi, anche se non ti conosco. Dopo poche settimane mi tolsero dal tuo calore e dalle mammelle a cui succhiavo con avidità. Credo che se tu fossi nei miei paraggi o io nei tuoi, sicuramente, mi riconosceresti tra un milione di bubini. Adesso che è passato qualche anno capisco anche il tuo dolore, la sofferenza, la nostalgia di quando ci separarono. Adesso, o forse già da qualche tempo, non sappiamo di noi e cosa sia capitato a te. Tu, forse, hai messo al mondo altre sorelline e fratellini e, forse, senza mai dimenticarmi, sei morta. Adesso ho le lacrime agli occhi e non riesco a proseguire, però, sento ancora i nostri nasi e i nostri musi nell’anima.

[Fotografie] Leggi la storia di Kyle,  pastore tedesco ed ex poliziotto

Mia cara mamma,

Vittorio Sereni e la poesia

comunicato stampa scheda tecnica scheda catalogo colophon testo  istituzionale saggio dal catalogo biografia dell'artista perco

Opera di Carla Accardi

“Non so più nulla, è alto sulle ali/

il primo caduto bocconi

sulla spiaggia normanna./

Per questo qualcuno stanotte/

mi toccava la spalla mormorando/

di pregar per l’Europa/

mentre la Nuova Armada

si presentava alle coste di Francia.

Ho risposto nel sonno: “E’ il vento,/

il vento che fa musiche bizzarre./

Ma se tu fossi davvero/il primo

caduto sulla spiaggia normanna/

prega tu se lo puoi, io sono morto/

alla guerra e alla pace./ Questa è

la musica ora:/delle tende che sbattono

sui pali./Non è musica d’angeli, è la mia/

sola musica e mi basta”.

da Diario d’Algeria

“Rinascono la valentia e la grazia./

Non importa in che forme – una partita/

di calcio tra prigionieri:/ specie in quello/

laggiù che gioca all’ala./ O tu così leggera

e rapida sui prati /ombra che si dilunga/

nel tramonto tenace.”

da Dario

“A fine luglio quando/

da sotto le pergole di un bar di San Siro/

tra cancellate e fornici si intravede/

un qualche spicchio dello stadio

assolato/quando trasecola il gran

catino vuoto/a specchio del tempo

sperperato e pare / che proprio lì

venga a morire un anno/ e non

si sa che altro un altro anno prepari/

passiamola questa soglia una volta di

più/ sol che regga a quei marosi di

città il tuo cuore/ e un’ardesia propaghi

il colore dell’estate”.

da Un posto di vacanza

Vittorio Sereni e la poesia

Il vizio di scrivere su nuvole di passaggio

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Mi piaci come scrivi,

perché usi le dita spezzate e le arcate dei sogni come spiagge di mare.

Mi piaci come scrivi,

perché non smetti mai di risalire il sassoso bagliore del cielo di sera.

Mi piaci come scrivi,

perché usi gli scarti del giorno che mai avranno un futuro luminoso.

Mi piace come scrivi,

perché le ombre dentro di te convivono ad occhi chiusi con le altre.

Mi piace come scrivi,

perché bisogna avere pazienza quando non riesci a resistere a noi.

Mi piace come scrivi,

perché le gocce dei piedi a furia di salire e scendere si asciugano.

Mi piaci come scrivi,

perché le onde del tuo divenire si fanno capanno scuro, rosso e blu.

Mi piaci come scrivi,

perché cammini nelle strade vecchie che ormai sono solo fantasie.

Mi piaci come scrivi,

perché hai la bocca, la lingua e le labbra colorate del vostro amore.

Mi piaci come scrivi,

perché hai occhi di schiuma marina e le mani che afferrano il cielo.

Mi piaci come scrivi,

perché il tuo corpo non fa che esporre di continuo i tuoi romanzi mai editi.

Mi piaci come scrivi,

perché non ci conosciamo mentre ci sfioriamo e il mondo continua a girare.

Il vizio di scrivere su nuvole di passaggio

“Se non ci fossero le laboriose formichine il mondo sarebbe ben triste e senza il sale della terra.” disse il signor Birimboin Ossimurio. “E chi sono le formichine che sono agitate lì sempre in movimento e, infaticabili? Forse nascondono un altro significato tipo la base e i vertici delle piramidi?” chiese incuriosito il suo amico Toronio Giganterio. “Metafore. Metafore. Metafore in movimento.” rispose il sodale Ossimurio con uno sguardo navigato e placido tipico di una nave mercantile in tempo di pace.

File:Stillleben mit Kerze.jpg - Wikimedia Commons
Stilleben mit Kerze by Siegfried Zademack on artnet
pic 8 — Siegfried Zademack

Opere di Siegfried Zademack

“Se non ci fossero le laboriose formichine il mondo sarebbe ben triste e senza il sale della terra.” disse il signor Birimboin Ossimurio. “E chi sono le formichine che sono agitate lì sempre in movimento e, infaticabili? Forse nascondono un altro significato tipo la base e i vertici delle piramidi?” chiese incuriosito il suo amico Toronio Giganterio. “Metafore. Metafore. Metafore in movimento.” rispose il sodale Ossimurio con uno sguardo navigato e placido tipico di una nave mercantile in tempo di pace.

Coniglio all’ischitana con gli ziti, attenzione agli schizzi di pummarulella d’o piennelo d’o Vesevo che crivellano camicia o maglietta polo bianca o arancione ma anche verde e tutto quanto.

Coniglio all’ischitana

C’è un’isola italiana che affaccia sul Golfo di Napoli conosciuta per le terme, il paesaggio rigoglioso e la ricca varietà gastronomica… ovviamente! Parliamo di Ischia, una delle perle del nostro mare. Delle tantissime ricette che l’isola propone c’è l’irresistibile coniglio all’ischitana annoverato tra le migliori ricette del nostro Paese. Oggi vi proponiamo la nostra versione di questa pietanza in cui la tenera e delicata carne di coniglio incontra il pomodoro fresco e si impreziosisce con le note aromatiche del basilico. Ne verrà fuori una ricetta che emanerà un gran profumo, molto gustosa e dal sughetto invitante, delizioso anche per condire una pasta! Il coniglio all’ischitana saprà fare breccia nei vostri cuori insieme alle versioni più tradizionali come quella in umido, al forno e alla cacciatora.
Siete pronti per questo viaggio intenso per le papille gustative: prepariamo insieme il coniglio all’ischitana!

Il sovversivo “comunista” Bergoglio qualche tempo fa, roba recente, a proposito di procreazione, disse: “Non siate come i conigli.” Che poi, tra l’latro, i conigli finiscono in pentola e la loro morte, oltre che allo spiedo, è il coniglio all’ischitana. Eppure sulla prolificità c’è chi ci gioca, ma a fini commerciali. L’amore per i figli, propri e altrui, è al di qua e al là. Poi, si vede come casca l’asino o chi semplicemente fa demagogia. Per esempio mettiamo che ogni famiglia è infelice e felice con le proprie modalità. Giusto? Sulle prime apre così, ma non lo è. Prendiamo la pandemia da Covid. C’è chi ai piani bassi del Titanic dice: “Rifiuto il vaccino”. Bravo, brava, bravi. Ma al momento non sei certo tu a decidere. E non lo avrai se a decidere sono i potenti e chi tratta la salute come un affare privato e commerciale, in pratica merce mercificata. E a chi si dà “sotto la spinta del danaro e altre collaborazioni “il vaccino? Una cosa è sicuro, non ha chi non ha santi in paradiso. Tanto per dire.

Coniglio all’ischitana con gli ziti, attenzione agli schizzi di pummarulella d’o piennelo d’o Vesevo che crivellano camicia o maglietta polo bianca o arancione ma anche verde e tutto quanto.

La notizia (di oggi ma forse anche di ieri e di qualche secolo fa) che mi ha molto incuriosito e perchè no, anche divertito. O mica tanto, forse. Crescete e moltiplicatevi, dicevano i predicatori. Crescete e siate di tanta prole, servono braccia per i campi e innanzitutto per la guerra coloniale e imperialista. Quando la propaganda fa centro.

Cina, la sfida della mamma multata con 1 milione di yuan pur di avere 7 figli: «Me lo potevo permettere»
Famiglia numerosa davanti all' uscio di casa. | Foto in bianco e nero, Bianco  e nero, Belle foto
Famiglia numericamente numerosa, forse, povera, e fuori moda, proletaria
Disoccupazione e lavoro minorile

Disoccupazione e la voro minorile, recitavano una volta le didascalie e la realtà nascosta e abbandonata, per non turbare.

La notizia (di oggi ma forse anche di ieri e di qualche secolo fa) che mi ha molto incuriosito e perchè no, anche divertito. O mica tanto, forse. Crescete e moltiplicatevi, dicevano i predicatori. Crescete e siate di tanta prole, servono braccia per i campi e innanzitutto per la guerra coloniale e imperialista. Quando la propaganda fa centro.

Da Diario d’Algeria tre poesie di Vittorio Sereni

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Edward Hopper

Non sa più nulla, è alto sulle ali / il primo caduto bocconi / sulla spiaggia normanna. /

Per questo qualcuno stanotte / mi toccava la spalla mormorando / di pregar per l’Europa /

mentre la Nuova Armada / si presentava alle coste di Francia. /

/ Ho risposto nel sonno: – È il vento, / il vento che fa musiche bizzarre. /

Ma se tu fossi davvero / il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna /

prega tu se lo puoi, io sono morto / alla guerra e alla pace. /

Questa è la musica ora: / delle tende che sbattono sui pali. /

Non è musica d’angeli, è la mia / sola musica e mi basta -. 

Campo Ospedale 127, giugno 1944.

La giovinezza è tutta nella luce / di una città al tramonto /

dove straziato ed esule ogni suono / si spicca dal brusio. /

/ E tu mia vita salvati se puoi / serba te stessa al futuro /

passante e quelle parvenze sui ponti / nel balenio dei fari.

Le mani

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

Da Diario d’Algeria tre poesie di Vittorio Sereni