Prove di narrative a piè sospinto sotto minaccia. ‘O sole è assaie lucente pure dint”o palazzo sgarrupato.

Chi è lo scugnizzo? Il significato del termine, fra infanzia e malavita
Chi è lo scugnizzo? Il significato del termine, fra infanzia e malavita
Momenti di Vita: Napoli: Scugnizzi

Mio padre morì. Io ero vivo, nonostante il resto: mi ero trapassato il corpo con venti colpi di giravite. E non potevo passarla liscia. Ogni volta che mi sarei svegliato quelle ferite mi portavano tra i mortali della gente comune del vicolo. E il dolore si presentava come a chiedere conto del mondo intero. Ma avevo sognato o era la realtà in ci ero immerso come un asciugamano alla deriva nell’acqua di mare? Quanti anni avevo? Forse quattro anni, ma già in fuga verso l’ignoto dei giorni del vicolo e degli antri. Ero il giudice e il condannato di me stesso. E mi ficcai un giravite, a portata di mano, in più parti del corpo. Bisognava bilanciare la morte. Erano, non altro, che stazioni sul cammino della vita affinchè ricordassi la carne viva come peste, lebbra, cancrena, asportazione, ricordo perenne di ciò che manca. E mamma, la sposa di mio padre, correva accanto al marmo su cui era deposto il cadavere del proprio defunto che, però, non sarebbe mai risorto. Senza miracolo o magie o esorcismo per uscire dall’angolo. E semmai calciare, impossibile, il calcio d’angolo. E lei, mamma, cosi mammesca, non mi avrebbe letto nessuna fiaba o favola. Era priva.

Ciononostante, (io: io e non altri battevo la strada di me stesso, perchè ero io e non un altro ma uguale a uno come me)ero vivo, nonostante tutto. C’erano prove in abbondanza nella spartana scarsità. Ciò, in stragrande maggioranza, senza averne coscienza. E, inconsapevolmente, come ogni cucciolo di animale, tipo nu pulicino, nu canillo, nu micillo, nu gnu criaturo che non si mantiene allerta ncopp”e cuscetelle. Mio padre, o colui che tale si attribuiva la mia venuta al mondo, in stretto connubio con mia madre, al mondo nei bassifondi della scala sociale – tra moltitudine, poveri e, proletariato incline al martirologio -, morì nella miserabile misera lontananza del freddo addosso.

Tu sai che ciò che è esistito non esiste più. Accade solo nell’anima che nu fenestiello piccirillo ‘e luce è tutto chello che è rimasto.

Arricuordete. verrà ‘o juorno e ‘a notte ca ti ricorderai ogni cosa. Sarà tardi. ‘O sole è troppo e lucente dint”o palazzo sgarrupato.

Chiaramente una canzone, la musica e le parole sono spie, spie di un passato, un presente, addirittura un futuro, appena di domani.

Prove di narrative a piè sospinto sotto minaccia. ‘O sole è assaie lucente pure dint”o palazzo sgarrupato.

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