Na canzone è comme nu viaggio: nu suonno a uocchie apierto, ca liggiero te accarezza ll’anema fatta sulamente di attimi incantate. E anche se la realtà te tene stretta dentro una morsa, pare ca staje ‘a n’ata parte, ncoppa ‘e llabbra è n’ammore ca sta sempe cchiù annanzo comme ‘o cielo ca pitta sempe ati culure ca te puorte dint’e sacche comme ‘onne ‘e mare.

Na canzone è comme nu viaggio: nu suonno a uocchie apierto, ca liggiero te accarezza ll’anema fatta sulamente di attimi incantate. E anche se la realtà te tene stretta dentro una morsa, pare ca staje ‘a n’ata parte, ncoppa ‘e llabbra è n’ammore ca sta sempe cchiù annanzo comme ‘o cielo ca pitta sempe ati culure ca te puorte dint’e sacche comme ‘onne ‘e mare.

E’ successo tutto per davvero sulla falsariga della verosimiglianza come leggendo un romanzo semichiuso di voci e il sentire di echi lontani e di presenze nel chiaro dello scuro come a tosare sostanza e materia.

Edward Hopper: breve biografia e opere principali in 10 punti
Edward Hopper: analisi delle sue opere e dei loro significati – Auralcrave
Edward Hopper | miglieruolo

Domenico Saleri era stato chiamato al citofono perchè disse la voce, insieme da altre, c’è un pacco per lei, l’aspettiamo.

Scese giù e appena fuori la scala che dava sul marciapiedi gli consegnarono un pacco somigliante a una custodia come di una chitarra ma più ampia nella parte superiore, ma evidentemente non era ciò che la vista gli aveva suggerito.

Ritiro la consegna, ma non rientro come avrebbe dovuto fare Domenico Salieri ma si ritrovo in una zona, in un quartiere storico della città.

C’era un uomo che assentì nei suoi confronti ma d’improvviso il pacco che aveva non si trovava e l’uomo che a Domenico parve avere una faccia già vista forse a un fatto di certo già avvenuto ma che al momento non riuscì a realizzare, intanto il pacco era passato nelle mani di qualcun altro.

Forse fu una donna o un giovane ma non ne era era sicuro. E così si mise alla ricerca con l’uomo che parve sapere chi avesse preso il pacco e dove fossero entrambi.

Continua…

E’ successo tutto per davvero sulla falsariga della verosimiglianza come leggendo un romanzo semichiuso di voci e il sentire di echi lontani e di presenze nel chiaro dello scuro come a tosare sostanza e materia.

Tempi, immagini e scatti fotografici in movimento. Al gruppo di amici piace ritrovarsi fuori al bar, seduti ai tavolini, fare chiacchiere su varie pantomime, tra cui anche il solito incidente del giorno prima, prendere il caffè e avere sempre come vecchie feroci pettegole, il vizio di osservare a freddo passare gli ultimi. E un esercizio corroborante, filosofico e a dir poco poetico, nonostante rumori, clacson, schiamazzi cavernicoli, garruli e motorini rombanti. E a contrasto silenzi sciamani senza eredità; semmai voli di piccoli aerei come le rughe dei vecchi confusi con il nero di donne al passato. E forse ponti di sorrisi a salvare il mondo di tutti e di nessuno, specie gli ultimi, sonnambuli dell’eterno passato.

TELENORD - Monet torna in Liguria, tre quadri esposti a Bordighera e  Dolceacqua
Immagine

I baci, in particolare quelli ancora sospesi e non dati e forse mai incastrati come pietre preziose sul risvolto delle labbra e l’arte e la vita, ancora a spogliarsi.

Quelli, i baci, sono come le ciliegie: non stanno mai fermi. Hanno l’argento vivo addosso. E il sangue che scorre nelle vene. Quelli lievi poi, sono un tesoro.

Ecco, più che vedere, ancor più ho percepito a pelle il tuo sentire di donna e artista nascosta e, forse, uditivo. La comunicazione è prismatica. E poi tu donna spesso sei un libro aperto. E il vento ne sfoglia le pagine.

I baci, in particolare quelli ancora sospesi e non dati e forse mai incastrati come pietre preziose sul risvolto delle labbra e l’arte e la vita, ancora a spogliarsi.

Portare in palmo di mano

Cup3Tint3: qualcosina sul dr. Pozzi di John Singer Sargent

John Singer Sargent

“Pensa a tuo padre e, anche colei che fu tua madre e moglie di tuo padre: pensalo come fosse non un dio ma Dio e non altri, così per distinguerlo nettamente con precisione geometrica e matematica come la luce che cade dal cielo e sale dalle profonde oscurità degli oceani. Ma come vedi, senti e annusi non c’è nè il primo nè il secondo sia come importanza che presenza. O per meglio dire nè il Primario di tutto e di ogni cosa e, nè il secondario come qualunque essere umano. Il fatto è che non c’è nessuno dei due nè uno per volta e, nè tutti e due insieme come due amici che giocano a carte.” disse Rubinio Cresa al suo socio in affari Oreste Mei, che pur essendo ancora giovane, era orfano e vedovo, ma uomo dalle tante amanti, forse ignare le une dalle altre, lo portavano in palma di mano, come un dio.

Portare in palmo di mano

Quando la tua -,(la nostra)-, autobiografia è un territorio, piccolo o grande che sia; un recinto di pochi chilometri o più metri; un palazzo; una villa; un carcere; una celletta, l'”io” pronome, individuale, egocentrico e ipertrofico o annullato, personalizzato e frantumato nelle ossa e oltre le articolazioni. Ma tu forse non lo sai o fai finta di non saperlo perchè in fondo non ci hai pensato perchè non ti sei messo a scrivere perchè pratica ai confini del desueto, ma l’autobiografia è una grotta cavernicola: sei costretto e devi usare, quando pensi e agisci a usare la prima persona singolare spersonalizzata. E se sei costretto, nel poco spazio di “io”, a spaziare oltre le infinitesimali minuzie del quotidiano e, nella vastità dell’immenso: è lì che si trova “io” della libertà, dell’umanità.

Quando la tua -,(la nostra)-, autobiografia è un territorio, piccolo o grande che sia; un recinto di pochi chilometri o più metri; un palazzo; una villa; un carcere; una celletta, l'”io” pronome, individuale, egocentrico e ipertrofico o annullato, personalizzato e frantumato nelle ossa e oltre le articolazioni. Ma tu forse non lo sai o fai finta di non saperlo perchè in fondo non ci hai pensato perchè non ti sei messo a scrivere perchè pratica ai confini del desueto, ma l’autobiografia è una grotta cavernicola: sei costretto e devi usare, quando pensi e agisci a usare la prima persona singolare spersonalizzata. E se sei costretto, nel poco spazio di “io”, a spaziare oltre le infinitesimali minuzie del quotidiano e, nella vastità dell’immenso: è lì che si trova “io” della libertà, dell’umanità.

Aspettare non bisogna mai aspettare, anche stando fermi. I fari son quelli e non altri. E in loro nome agisci nell’essenziale, pur non essendo oratori. Ecco perchè non vai laddove essi riposano. Li hai dentro. A loro ti unirai nell’eternità solo d’una vita terrena, lunga appena 976 anni come quella improbabile di prosatore ricorrente. L’amore era cieco, per questo ottuso vero e ineguagliabile.

Aspettare non bisogna mai aspettare, anche stando fermi. I fari son quelli e non altri. E in loro nome agisci nell’essenziale, pur non essendo oratori. Ecco perchè non vai laddove essi riposano. Li hai dentro. A loro ti unirai nell’eternità solo d’una vita terrena, lunga appena 976 anni come quella improbabile di prosatore ricorrente. L’amore era cieco, per questo ottuso vero e ineguagliabile.

Gli occhi sono passi nel mare profondo

I tuoi occhi, grandi, scuri e belli, per un istante si sono aggrappati ai miei e insieme ci siamo raddrizzati e rialzati, grazie quasi alla sola forza dello sguardo.
DAVID GROSSMAN

La lingua può nascondere la verità ma gli occhi mai.
MIKHAIL BULGAKOV

Il primo bacio non è dato con la bocca ma con gli occhi.
TRISTAN BERNARD

Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l’unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un’anima.
JOSÉ SARAMAGO

I tuoi occhi sono lo specchio della gioia che pervade il mio cuore al tuo apparire.
ANTONIA GRAVINA

La più diffusa malattia degli occhi è l’amore a prima vista.
GINO CERVI

Le donne, secondo alcuni, amano con le orecchie, proprio come gli uomini che amano con gli occhi; se pur tuttavia amano.
OSCAR WILDE

I tuoi occhi sono lo specchio della gioia che pervade il mio cuore al tuo apparire.
ANTONIA GRAVINA

La più diffusa malattia degli occhi è l’amore a prima vista.
GINO CERVI

E chi avesse voluto conoscere Amore, fare lo potea mirando lo tremare degli occhi miei.
DANTE ALIGHIERI

Io sono turco, turco dalla testa ai piedi, ho persino gli occhi turchini.
TOTÒ – Felice Sciosciammocca

Degli occhi suoi, come ch’ella li mova,
escono spirti d’amore inflammati,
che fèron gli occhi a qual che allor la guati,
e passan sì che ‘l cor ciascun ritrova.

DANTE ALIGHIERI

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, ed è per questo che li ho dipinti così grandi, li ho sempre fatti così.
AMY ADAMS – Margaret Keane

Paura dei tuoi occhi

Paura dei tuoi occhi,
di quel vertice puro
entro cui batte il pensiero,
paura del tuo sguardo
nascosto velluto d’algebra
col quale mi percorri,
paura delle tue mani
calamite leggere
che chiedono linfa,
paura dei tuoi ginocchi
che premono il mio grembo
e poi ancora paura
sempre sempre paura,
finché il mare sommerge
questa mia debole carne
e io giaccio sfinita
su te che diventi spiaggia
e io che divento onda
che tu percuoti e percuoti
con il tuo remo d’Amore.

Alda Merini

Gli occhi sono passi nel mare profondo