Facimmo ca i’ songo ‘o nnamorato e tu ‘a nnammurata.

Quando mi chiama Leyla mi precipito subito fuori e cado per tutte le scale: mi ciacco nfronte, ma nun me ne fotte; veco roppo. Apro il box e urto contro l’auto: forse mi sono rotto e cannelle d’e cosce. Entro dentro e dopo due metri, per la fretta, subisco il colpo della strega: resisto e non mi fermo. Riesco a uscire appena dal garage e prima una moto e poi macchina mi tamponano. Ho ragione ma ho fretta, non prendo i dati dei conducenti e fuggo via: po’ se vere. Inatnto penso a Leyla quando apre la porta di casa e mi sorride. Rimaniamo come incantati, oltre che eccitati e ci baciamo a piccoli sorsi e teneri vase e a tenerci stretti e accarezzarci. Ma ci vigliono ancora dei chilometr prima di riuscire a vederla. Piove: la strada è trafficata e le luci si fanno opache e lontanaza aumenta invece di accorciarsi. L’auto frena sotto, sento un rumore, scendo dall’auto: si è bucato una ruota per la strada dissestata. Sono in una zona dove le macchine passano di rado. Prendo il cric e la ruota di scorta: mi bagno da capo a piedi e, Leyla chiama. Le racconto tutta la trafila che ci sta dividendo. E lei piange. No, non piangere, ti prego, anche se mi fa piacere sentirla così mia. “Amore …” dice e s’interrompe singhiozzando. Allarmato dico: “Ma cosa ti sta succendo?” chiedo agitato. “Amore, sono partita.”

Facimmo ca i’ songo ‘o nnamorato e tu ‘a nnammurata.

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