Dolores, Ulisse e il castello

Lei, che vidi per la prima volta e di cui non sapeva il nome nè il tono della voce o le lacrime di pianto e quelle di gioia, aveva un occhio storto, in un volto perfetto, ma bellissimo. Non riusciva a distogliere lo sguardo da quell’ovale, ma cercando di non farsi cogliere sul fatto, al che lei gli l’avvicinò e disse:” Cosa guardi, il mio occhio sbilenco?” disse proprio sbilenco. “No, affatto. E’ la tua bellezza che mi ha rapito.” A quel punto lei che disse di chiamarsi Dolores, portò la mano al volto e si tolse la maschera in pelle. L’occhio sbilenco si mostrò sano, mobile e luminoso; il volto, apparve antico. Il corpo invece tonico e fiorente proprio di una giovane donna. Mi prese per mano e disse: “Andiamo. Il tuo nome?” “Ulisse. “le disse. Entrarono in un castello blu, era lì che lei dimorava. Squillò il telefono e crollò l’impalcatura, ma ne uscì senza un graffio; sul corpo e nell’anima aveva il sapore della vita.

Egon Schiele

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