Spezzoni dei racconti di uno scrittore (innamoramento, passione e suicidio … del personaggio: anche i personaggi scrivono la loro storia.)

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Così soccombette, vittima di una folle passione, il povero Piskarev; tranquillo, timido, modesto, ingenuo come un bimbo, portava in sé una scintilla di talento che forse col tempo sarebbe divampata in un’ampia fiamma luminosa. Nessuno pianse su di lui:non si vide nessuno accanto al suo corpo esanime, eccetto la solita figura del commissario di quartiere e la faccia indifferente  del medico municipale. La sua bara, in silenzio e senza nemmeno la cerimonia religiosa, fu portata a Ochtà; dietro di essa, pianse pianse soltanto un soldato addetto  alla sorveglianza solo perché aveva bevuto una bottiglia di vodka in più. Neppure  il tenente Pirogov venne a vedere il cadavere del povero infelice, al quale  in vita aveva  concesso la sua alta protezione. Del resto, aveva altro da fare: era impegnato in un avvenimento straordinario. Ma torniamo a lui. -Non mi piacciono  i cadaveri e i defunti e provo sempre dispiacere quando il mio cammino viene attraversato da una lunga processione funebre e un soldato invalido, vestito come un cappuccino, con la mano sinistra  fiuta il tabacco perché la destra è impegnata a portare la fiaccola. Nell’animo mio sento sempre dispetto vedendo un ricco catafalco e una bara ricoperta  di velluto; ma il mio dispetto si confonde con la tristezza quando vedo un carrettiere portare la bara rossa di un povero, priva di addobbi, e solo una mendicante qualsiasi, che l’ha incontrata a un crocevia, le si trascina dietro, non avendo altro da fare.

Nikolaj Gogol’ Racconti di Pietroburgo(Oscar Mondadori pag. 45,46.)

Spezzoni dei racconti di uno scrittore (innamoramento, passione e suicidio … del personaggio: anche i personaggi scrivono la loro storia.)

Il ricordo e l’oblio: il treno e i suoi vagoni

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Credo che leggere sia più importante che ricordare ciò che si è letto. A meno che non si eserciti un mestiere in cui bisogna dar sfoggio ciò che si è letto e studiato tipo un attore, un medico, avvocati e professioni declamatorie. Diciamo che ricordare i libri, il contenuto e i personaggi si avvicini molto al nozionismo, ciò non toglie che sia davvero meraviglioso ricordare tutto quel che si è letto, ma è anche praticamente impossibile. A meno che non si è ricevuto il dono, o meglio la capacità, di una memoria fotografica. Tra l’altro già, tra Cinquecento e Seicento, c’era già chi faceva uso di mnemotecnica per ricordare tutto. Comprai anni fa un libro(che ho da qualche parte e che adesso vorrei tanto trovare subito …) di una scrittrice inglese Frances non ricordo cosa, che citava in particolare un autore italiano che aveva ideato una mappa per ricordare il passato e tutti le persone e i luoghi in cui si era vissuti. Comprai quel libro, poiché stavo affrontando memoria e scrittura con uno scopo preciso: non solo ricordare il passato tout court, ma muovermi nel palcoscenico del passato a partire dai luoghi, anche se non molti, in cui mi ero mosso a quel tempo. Insomma disegnare una sorta di mappatura come se mi trovassi in una sorte di doppia toponomastica … del contesto fisico e anche dell’anima e delle emozioni.

… Caspita, della serie: che culo!, l’ho trovato, proprio alla mia sinistra sulla quartultima mensola della libreria bianca di JKEA … Ecco il libro, copertina bianca, e in alto un immagine di un quadro in bianco e nero … in cui sono raffigurati tre volti presi di fronte e di profilo che rappresentano tre età. Edito dalla Einaudi tascabili e sotto il titolo compare lo struzzo nell’ovale. Autrice: France A. Yates. titolo del libro: L’arte della memoria.

Ecco quanto trovo scritto di mio pugni dopo che iniziai a leggerlo anni fa: Gli anni
Mettere gli anni nei loro loci.( Escogitai anche di mettere vicino agli anni anche qualche fatto accaduto e una canzone …) A fianco un suono o un rumore, persino una parolaccia, una voce di bestemmia, un nome, un viso, un corpo di donna, bambino o altri. Anche di qualche animale con cui si era a contatto nel vicolo. Ricordo che mamma comprò una gallina per ricavarne delle uova. Ricordo che si chiamava Nanninella e che spesso accarezzavo la testolina e mi divertivo perché a un certo punto lei si addormentava e quando si svegliava perché scappavo via a giocare con i miei amici, lei destandosi, e allarmata, guardava in ogni direzione. Andava bene ricordare un letto, un materasso, eventuali cimici o scarafaggi, topi e zoccole di fogna. Cani come Tittinella ‘a cana che gironzolava nel vicolo con i suoi sempre numerosissimi figli. I ragni con le zampe lunghe che frequentavano i posti umidi. Il cesso che in certe case era dentro, in un angolo come un pugile alle corde, e in altre fuori, anch’egli freddo in uno spazio minimo. Insomma muoversi in quei luoghi come in una mappatura mnemonica … e quindi andata e ritorno … e scrivere, ricordare, scrivere, rivivere e scrivere.

Tra le pagine 184 e 185 del libro della Yates c’è un foglio piegato in tre in cui compare un disegno mappa e lateralmente in alto c’è scritto: IL TEATRO DELLA MEMORIA DI GIULIO CAMILLO.

Più in basso al centro del semicerchio dell’immagine grafica c’è scritto: LE SETTE COLONNE DELLA CASA DELLA SAPIENZA DI SALOMONE.

Dietro il primo foglio dopo la copertina vi è la stampa di un personaggio maschile giovane nudo che ha un cappello in testa e nella mano sinistra regge un candelabro sormontato da sette candele e più sotto ai piedi una scritta in latino. Trovo scritto di mio pugno: La luce(la ragione, la razionalità) dovrebbe squarciare il buio e l’oscurità.

Anche Giordano Bruno si interessò molto all’arte della memoria.

Il ricordo e l’oblio: il treno e i suoi vagoni