Le poesie di John Keats

John Keats – Ode a un Usignolo | Radio Kafka di Francesco Urbani
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Vorrei che fossimo farfalle e che vivessimo tre soli giorni d’estate – tre giorni così, con te, sarebbero più colmi di delizie di quante ne potrebbero contenere cinquanta anni di vita ordinaria.

John Keats

Senza di te

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

Fantasia

Lascia sempre vagare la fantasia,
È sempre altrove il piacere:
E si scioglie, solo a toccarlo, dolce,
Come le bolle quando la pioggia picchia;
Lasciala quindi vagare, lei, l’alata,
Per il pensiero che davanti ancor le si stende;
Spalanca la porta alla gabbia della mente,
E, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.

Lasciando alcuni amici di prima mattina

D’oro una penna datemi, e lasciate
che in limpide e lontane regioni
sopra mucchi di fiori io mi distenda;
portatemi più bianca di una stella
o di una mano d’angelo inneggiante
quando fra corde argentee la vedi
di arpe celesti, un’asse per scrittoio;
e lasciate lì accanto correr molti
carri color di perla, vesti rosa,
e chiome a onda, e vasi di diamante,
e ali intraviste, e sguardi penetranti.
Lasciate intanto che la musica erri
ai miei orecchi d’intorno; e come quella
ogni cadenza deliziosa tocca,
lasciate che io scriva un verso pieno
di molte meraviglie delle sfere,
splendido al suono: con che altezze in gara
il mio spirito venne! Nè contento
è di restare così presto solo.

Che mi ami tu lo dici, ma con una voce

Che mi ami tu lo dici, ma con una voce
Più casta di quella d’una suora
Che per sé sola i dolci vespri canta,
Quando la campana risuona –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso
Freddo come un’alba di penitenza,
Suora crudele di San Cupido
Devota ai giorni d’astinenza –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra
Tinte di corallo insegnano meno gioia
Dei coralli del mare –
Mai che s’imbroncino di baci –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano
Non stringe chi teneramente la stringe;
È morta come quella d’una statua
Mentre la mia brucia di passione –
Su, amami davvero!

Su, incendiamoci di parole
E bruciandomi sorridimi – stringimi
Come devono gli amanti – su, baciami,
E l’urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore –
Su, amami davvero!

Ode a un usignolo

I
Mi duole il cuore e sonnolento affligge
i miei sensi un torpore di cicuta
o di greve sonnifero (ne bevvi
fino alla feccia forse or è un istante?),
così che sembro sprofondato in Lete:
oh non perché invidioso di tua felice sorte,
ma perché della tua felicità
troppo felice, perché tu cantando
vai con ali leggere,
o Driade degli alberi,
a dispiegata gola agevolmente
l’estate in un recinto
melodioso di faggi verdi e d’ombre
innumerevoli.

II
Potessi bere un sorso di vendemmia
a lungo rinfrescato nel profondo
della terra scavata, saporoso
di Flora e di campagna
verde e di danza e canti provenzali
e assolata allegria!
Bere una coppa colma
del caldo sud, ricolma del verace
Ippocrene arrossato,
perlacee bolle occhieggiando sull’orlo,
colorato di porpora la bocca;
bere e lasciare non veduto il mondo
e svanire con te nel bosco opaco.

III
Dissolvermi, svanire via lontano,
e quello obliare che tu tra il fogliame
non conoscesti mai,
ansia, languore, febbre,
qui dove stanno gli uomini ascoltando
l’un dell’altro il lamento e gioventù
impallidisce, si fa spettro e muore;
qui dove ogni pensiero ci ricolma
di disperato duolo
dalle ciglia di piombo,
dove scuote paralisi gli scarsi
cadenti malinconici capelli
grigi, e bellezza gli occhi luminosi
non serba, né per essi un nuovo amore
si strugge oltre domani.

IV
Via, via, perché io voglio a te volare
non sul carro di Bacco e dei leopardi,
ma sull’ala invisibile
di Poesia, benché la mente ottusa
ci confonda ed attardi. Già con te!
Tenera è la notte,
e forse in trono la Luna, la Regina
sta con intorno grappoli di Fate
stellari, ma non penetra la luce
qui, se non quanta con le brezze spira
dal cielo fra le tenebre del verde
per sentieri di muschio sinuosi.

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Le poesie di John Keats

Prove di narrative a piè sospinto sotto minaccia. ‘O sole è assaie lucente pure dint”o palazzo sgarrupato.

Chi è lo scugnizzo? Il significato del termine, fra infanzia e malavita
Chi è lo scugnizzo? Il significato del termine, fra infanzia e malavita
Momenti di Vita: Napoli: Scugnizzi

Mio padre morì. Io ero vivo, nonostante il resto: mi ero trapassato il corpo con venti colpi di giravite. E non potevo passarla liscia. Ogni volta che mi sarei svegliato quelle ferite mi portavano tra i mortali della gente comune del vicolo. E il dolore si presentava come a chiedere conto del mondo intero. Ma avevo sognato o era la realtà in ci ero immerso come un asciugamano alla deriva nell’acqua di mare? Quanti anni avevo? Forse quattro anni, ma già in fuga verso l’ignoto dei giorni del vicolo e degli antri. Ero il giudice e il condannato di me stesso. E mi ficcai un giravite, a portata di mano, in più parti del corpo. Bisognava bilanciare la morte. Erano, non altro, che stazioni sul cammino della vita affinchè ricordassi la carne viva come peste, lebbra, cancrena, asportazione, ricordo perenne di ciò che manca. E mamma, la sposa di mio padre, correva accanto al marmo su cui era deposto il cadavere del proprio defunto che, però, non sarebbe mai risorto. Senza miracolo o magie o esorcismo per uscire dall’angolo. E semmai calciare, impossibile, il calcio d’angolo. E lei, mamma, cosi mammesca, non mi avrebbe letto nessuna fiaba o favola. Era priva.

Ciononostante, (io: io e non altri battevo la strada di me stesso, perchè ero io e non un altro ma uguale a uno come me)ero vivo, nonostante tutto. C’erano prove in abbondanza nella spartana scarsità. Ciò, in stragrande maggioranza, senza averne coscienza. E, inconsapevolmente, come ogni cucciolo di animale, tipo nu pulicino, nu canillo, nu micillo, nu gnu criaturo che non si mantiene allerta ncopp”e cuscetelle. Mio padre, o colui che tale si attribuiva la mia venuta al mondo, in stretto connubio con mia madre, al mondo nei bassifondi della scala sociale – tra moltitudine, poveri e, proletariato incline al martirologio -, morì nella miserabile misera lontananza del freddo addosso.

Tu sai che ciò che è esistito non esiste più. Accade solo nell’anima che nu fenestiello piccirillo ‘e luce è tutto chello che è rimasto.

Arricuordete. verrà ‘o juorno e ‘a notte ca ti ricorderai ogni cosa. Sarà tardi. ‘O sole è troppo e lucente dint”o palazzo sgarrupato.

Chiaramente una canzone, la musica e le parole sono spie, spie di un passato, un presente, addirittura un futuro, appena di domani.

Prove di narrative a piè sospinto sotto minaccia. ‘O sole è assaie lucente pure dint”o palazzo sgarrupato.

Salute pubblica, pandemia e guerra mondiale

Quando qualcuno diceva che la pandemia era (ed è …) una guerra, c’era chi diceva he era un paragone e un lessico sbagliati. Dal primo momento ho pensato che era una guerra e lo sia ancora. E lo sarà anche in futuro. Se vi fosse una crisi idrica(alimentare e agricola) mondiale, daremmo la colpa di certo alle nuvole, al cielo tutto e persino ai fiumi e a mancate tracimazioni. E’ una guerra(anche stando seduti o sdraiati sui divani: il tempo e le tecniche non passano invano o senza profitti: eh, già il profitto e … viene, patriotticamente parlando … prima l’italiano … al punto tale che nella barzelletta si dice: C’era un americano, un russo e un italiano …)perchè i posti letti sono quelli che sono(scelte economiche di stampo capitalista: la salute è una merce, e c’è chi, vedi gli stati in ordine sparso, che cercano di accaparrarsi il vaccino … pagandolo a prezzo esorbitante … per politica interna interna e salvare culo e potere … Tra l’altra la miopia di questi loschi governanti non ha il pregio della lungimiranza. Una pandemia non guarda in faccia i confini nè la nazionalità nè tantomeno arrampicarsi sugli specchi. La pandemia è una guerra totale senza la discesa in campo aperto degli eserciti schierati l’uno di fronte all’altro alla maniera dei romani fino alle due ultime due guerre mondiali. Mi fermo qui.

Salute pubblica, pandemia e guerra mondiale

Una lotta -, in molte storie, detto amore, passione e disincanto crudele e mortale -, che non smette mai nè alba e nè tramonto. Scenografia il nero che sfocia in scie di sangue. E s’odono singulti, lacrime che oscurano il silenzio della colonna sonora di stupide canzoni che meglio catturano le emozioni dell’amore che sfrecciano in cielo come fuochi di stelle cadenti. E senza sosta compaiono nuvole, pioggia e il sempiterno sole.

Una lotta -, in molte storie, detto amore, passione e disincanto crudele e mortale -, che non smette mai nè alba e nè tramonto. Scenografia il nero che sfocia in scie di sangue. E s’odono singulti, lacrime che oscurano il silenzio della colonna sonora di stupide canzoni che meglio catturano le emozioni dell’amore che sfrecciano in cielo come fuochi di stelle cadenti. E senza sosta compaiono nuvole, pioggia e il sempiterno sole.

L’attore entrò in scena e il pubblicò ammutolì. Il pubblico in catartico silenzio salì sul palco e l’attore ne discese a sua volta. File di spettatori ripresi alle spalle. E sullo sfondo gigantografie di facce immote. Nella vita di ogni giorno il teatro è sempre aperto: non chiude mai. E nei sogni si vola ballando. E per ogni sorriso una chiave di luna.

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I carretti dei gelati: ricordi in bianco e nero - Italian Ways
L’attore entrò in scena e il pubblicò ammutolì. Il pubblico in catartico silenzio salì sul palco e l’attore ne discese a sua volta. File di spettatori ripresi alle spalle. E sullo sfondo gigantografie di facce immote. Nella vita di ogni giorno il teatro è sempre aperto: non chiude mai. E nei sogni si vola ballando. E per ogni sorriso una chiave di luna.

Le immagini che si fissano in una foto paradossalmente sono in movimento dentro di noi. Sulla carta è fissa ma in noi tutto scorre e quelle immagini ritornano spesso o sempre. E ci accompagnano, specie, al buio o quando ci sovviene uno scorcio di un particolare o un movimento fugace. La fugacità è l’opposto della fissità. Ma in un mondo umano e no in continuano movimento ogni fissità è sospesa.

Edward Hopper, stile, biografia, opere e citazioni.
Edward Hopper
Le immagini che si fissano in una foto paradossalmente sono in movimento dentro di noi. Sulla carta è fissa ma in noi tutto scorre e quelle immagini ritornano spesso o sempre. E ci accompagnano, specie, al buio o quando ci sovviene uno scorcio di un particolare o un movimento fugace. La fugacità è l’opposto della fissità. Ma in un mondo umano e no in continuano movimento ogni fissità è sospesa.