Le cose s’increspano come per il mare

Opere di Ciro D’Alessio

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Da un lato il lungomare affolato e attraversato da gruppi di turisti e famiglie e coppie

della città e dall’altro lato i grandi alberghi, i bar e i ristoranti con i tavoli, sedie e gli

ampi ombrelloni all’esterno per offirre frescura ai clienti oltre i marciapiedi di via

Caracciolo e via Partenope, mentre il sole ieri mattina e poi anche ilpomeriggio il sole se

ne stava appollaito dietro le nuvole, ma poi la sera si è rischiarato tutto e sono comparsi

i focosi e abbacinanti colori ultimi del tramonto.

 

Michi, così veniva chiamato dagli amici e dalle amiche Michelelangelo Strato, era

sdraito sul lettino da giardino fuori lo spazioso balcone perché soffiava un venticello

fresco e come sua abitudine iniziò a leggere un libro preso a caso tra le proposte del

kindle:pesco un thriller. Si diede quindici minuti di lettura perché doveva uscire presto

per andare in palestra ed evitare il caldo; la giornata si annunciava umida e afosa.

Drin drin drin: eccolo, il telefonino con la vecchia suoneria che già squillava.

Le suonerie, pensò, sono come gli amori, prima o poi ritornano sempre.

-Pronto.- disse di soprassalto e infastidito ma senza guardare il display.

-Ciao Michi sono Marcos.-

-Certo, la tua voce è come un timbro, unico.- disse divertito e rise.-

-Senti è una cosa che avrei potuto dirti anche più tardi.-

-Invece non hai retto e forse hai una notte insonne o agitata.-

-Bravo come al solito leggi le voci, i toni, il non detto.-

-Cosa ti è successo?-

-A me niente.-

-Dai, butta fuori.-

-Fiorella, ieri sera sul tardi, dopo che sei andato via, si baciava con un’altro.-

Silenzio.

-Ehi, Michi, non te l’aspettavi e ora hai accusato il colpo? Parla, dì qualcosa.-

-Certo, non mi nascondo. Ieri sera non c’è stata nessuna discussione o altro.-

-Senti, vediamoci più tardi, semmai tra un’ora al bar fuori la palestra, ti va?-

-Si.- disse Michi.

 

 

 

 

 

 

 

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Le cose s’increspano come per il mare

Chi parte p’a Germania, Milano e Torino, e chi ancora cchiù luntano, p’a Merica.

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Mi chiamo Mario Tricarico e mi ricordo che quand’ero piccolo e andavo a casa di amici,

conoscenti o per situazioni occasionali, alla parte del soggiorno, per chi lo aveva, c’era un

quadro quasi in tutte le case, più che altro una stampa, in cui era raffigurata una nave

tipo transatlantico che solcava imperioso tra un mare calmo o del tutto agitato che però

amche nelle burrasche dava una sensazione di solidità e perciò di inaffondabilità.

La vita spesso è una nave che solca il mare.

Un amico del nostro stesso vicolo Rosario Scarrano un giorno ci disse che partiva p’a

Merica. E indicando la nave della stampa che aveva in casa disse:- Parto sopra a quella.-

-Overamente!?- sbalordimmo noi.

E ci pigliò insieme allo stupore una tristezza che usciva e entrava dint”a ll’anema.

 

Chi parte p’a Germania, Milano e Torino, e chi ancora cchiù luntano, p’a Merica.

Gli amici come fratelli di sangue

Opera di Eustache Le Sueur

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Opera di Wilhelm von Schadow

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Opera di Edgar Degas

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I due non s vedevano da tempo, diciamo degli anni. E con Dario T., che invece aveva fatto

peredere le propri tracce, una volta formavano il trio pensante. Gli altri, invece, erano

sempre al traino su qualsiasi questione, insomma si tenevano ai limiti, quasi ai margini,

anche se partecipavano alle attività del Centro Culturale che si decideva di organizzare e

lanciare tra i vicoli del quartiere. Erano stati otto i fuorisciti dall’oratorio. Un po’ per

colpa dei vari preti che si erano succeduti e un po’ perché l’oratorio era un vestito che

andava corto per tutti anche se c’erano differenza di corporature e altezza. A Mino e Saro

le notizie arrivavano frammentate, ovattate come foglie che cadano senza far rumore,

eppure qualcuno adombrava i dolori dei contraccolpi della vita. Entrambi avevano

subito dei torti, delle cosidette piccole violenze e prevaricazioni quotidiane. Da quella

parte di persone che loro cercavano di organizzare. Molti di costoro avevano passato la

linea ed erano dall’altra parte, più che integrati e senza mai mettere nulla in discussione.

Prevaricare era un comandamento. Una sera entrambi erano ad una festa orgazizzata da

Guido, fratello di Mino e Seppe che ci sarebbe stato anche Mino e la nuova compagna

perché con Maria aveva chiuso e pure divorziato. Dopo qualche stretta di mano e vari

convenevoli e come stai e un bicchiere di birra o vino e tutto quanto Mino disse a Saro

che voleva parlargli. Saro sorrise e disse: -Va bene.-

– Mettiamoci laggiù, disse Mino muovendo la testa, mi sembra un posto più tranquillo anche se riusciamo a vedere tutta la sala.-

-Buona idea.- disse Saro prendendo dal tavolo imbandito due bicchieri di vino e un piatto con varie cibarie comprese delle noccioline.-

E aggiunse: -Questione di donne? Ti innamori con la stessa frequenza di sempre, giusto?-

-No, anche se apprezzo volentieri quando la bellezza delle donne mi incocia e mi … –

– Problemi fisici, non riesci più a correre?-

– Si, ultimamente un ginocchio mi sta dando filo da torcere ma ancora di più un tizio che

abita a una decina di metri da csa mia …-

– Caspita, anche a me è capitata la stessa cosa e non è finita sia con lui che con altri…-

-Cosa possiamo fare.- disse Mino con la faccia tesa.

– Potremmo scambiarci il favore … o i favori l’un l’altro.- disse scoppiando a ridere Saro.

Gli amici come fratelli di sangue

Dal romanzo dal titolo Ci risiamo, anzi, ci risono: eccomi ‘nnammurato comme nu pullastiello feroce e assetato di sangue.

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Ecco, ci risiamo, anzi, ci risono: mi sono innamorato di nuovo come un pivello. In verità la cosa non mi dispiace, però non vorrei rimanere con un paio di mosche in mano e semmai neanche loro: voglio dire sempre femmine sono, anche se si pavoneggiando troppo con quelle zampette a pulirsi la testa e gli occhi. Insomma, non posso investire in una femmina che identifico e chiamo ammore mio carnale e poi prendere due pali negli occhi che poi è tutto un sanguinamento oltre che un lacrimare tremendo. Quell’altra, Monica, per fortuna l’ho superata, dimenticata, anche perché l’ho vista poco. Adesso sono di nuovo nei guai. Adriana nella mia testa è dappertutto. Quando inizio a leggere un libro di poesie o un romanzo non reggo: devo chiudere come diceva quella canzone … Sbadiglio e penso a te: vado in bagno e penso a te; mi addormento e penso a te: rido(raramente che quasi mi prendo a schiaffi)e penso a te: penso così tanto che mi sono scocciato di pensare e comunque penso a te. Ecco. Fa molto caldo, poi, d’improvviso, avviene un cambiamento repentino tipo vento a 150 all’ora e come se nulla fosse piovono chicchi di grandine grossi come arance(chissà se di Sicilia o forse della Tunisia o della Tanania) che non mi fanno ascoltare in pace(però per fortuna non mi sfondano il cranio) una canzone di sbattimento romantico, però penso a te. Ecco non mi resta che morderti sul collo. Evita di dirmi che ti faccio male, per tuo comodo, i miei canini secernono lidocaina, un anestetico presente in vari medicinali come gli antibiotici. Ciò per evitare che la penetrazione intesa come i denti aguzzi sia quasi del tutto indolore.

Dal romanzo dal titolo Ci risiamo, anzi, ci risono: eccomi ‘nnammurato comme nu pullastiello feroce e assetato di sangue.

Rebecca, una sosia o soltanto una svista del cuore e le palpitazioni dei sensi.

 

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Ti ucciderò, stanne pur certa. E non è una promessa, ma una certezza, pensò Arcangelo Torre appena intravide a una decina di metri dov’era seduta una donna, o meglio la donna, che lo stupì e che lo trafisse ancora senza coltello. Era lei o forse somiglia come una goccia d’acqua a Rebecca. Sul lido non c’era ancora il pienone della domenica, per cui alzandosi in piedi e guaradando più accortamente, ebbe la certezza che non era quell’infame che l’aveva fatto soffrire, però sembrava la gemella di Rebecca o una semplice sosia o ancora e solo lei. Si alzò dal lettino e si avvicinò dove lei era distesa e persino ora che rideva ricordava Rebecca. Al che si incupì ancora di più.

Rebecca, una sosia o soltanto una svista del cuore e le palpitazioni dei sensi.