Quando sono morto sono successe due cose strane, anzi, stranissime: ero immerso in più vite come quando hai un sosia che a vederlo ti si accappona la pelle. E poi, ho sognato, forse dei sosia. O forse solo estensioni di pensieri irreali.

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Quando sono morto sono accadute in via dei Mille due cose strane, anzi, stranissime: ero immerso in più vite come quando hai un sosia che a vederlo ti si accappona la pelle. E poi, ho sognato. O forse no. Comunque, si: non è strano che abbia sognato, anche se mi sono tastato per sincerarmi di quel detto che dice: Essere o non essere, questo è la crudeltà del realismo(magico?); ma, semmai ciò che è successo prima, dopo o in un’altra vita parallela che mi ha indotto alla meditazione speculativa lì, di fronte al mare e allo stesso tempo nella cantina buia dell’anima o dell’incapacità delle stratificazioni come pesanti vestiti. A un certo punto incontro Livio che mi dice:

– Sai chi è morto?-

-No, davvero non saprei.-

-E’ morto Sandro il fratello del tuo amico Antonio.-

– Di cosa è morto? – dico come se non credessi ai nudi fatti che si depositano lievi.

-Aveva un tumore a un polmone.-

-Sono quelli che agiscono più velocemente di tutti gli altri.- ho detto stranito.

-Ma Antonio non ti ha detto nulla? Non ti ha informato anche del funerale?-

-No, non ci vediamo né sentiamo da tempo.-

-Capisco.-

Dopo qualche giorno viene a casa Roberto un amico da almeno dieci anni.

-Siediti che preparo la macchinetta del caffé -.

Mi racconta un paio di cose e anche di Peppino, un amico di entrambi, ammalato di Sla.

-A proposito di amici, sai, mi hanno detto che è morto Sandro il fratello di Antonio,- dico.

-Cosa? Ho incontrato Sandro due giorni fa alla Carità e mi ha detto di salutarti.-

-Roberto, caspita. Ma allora ho sognato tutto?-

Una settimana dopo, io, Roberto e le nostre mogli,(con angoscia volitiva mi chiedo: Anche loro sono morti?, ma loro tergiversano, sono presi da varie cose come il baluginio dei colori frastagliati di primavera con un inverno ancora spigoloso di colpi ancora mortali) andiamo a uno chalet sul lungomare per consumare gelati e caffè. Più in là, seduto a un tavolino scorgiamo un signore che ci fa cenno con la mano: è Antonio, il fratello del morto. Trovo la faccenda casuale, strana, anzi, stranissima. E dopo i soliti Come stai e Ti trovo bene, sorseggiando il caffé, impacciato, chiedo ad Antonio:

-E tuo fratello Sandro? … –

-Tutto a posto. Sta bene. Mi ha detto che tramite Roberto ha chiesto di te e ti saluta.

-Si,- dico. E continuiamo a parlare d’altro. E di questo inverno che non vuole andar via.

-E signora al tuo tavolo è la tua attuale compagna?-

-Si, dopo il fatto di Vera, da qualche anno è la mia compagna oltre che collega d’ufficio.-

-E tu stai bene, ti sei ripreso?-

-Il brutto è passato. Ora devo andare. Dammi il tuo numero di telefono.- dice Antonio.

E mentre va via, mi dice che anche Sandro ha una nuova compagna e abita nel centro.

 

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Quando sono morto sono successe due cose strane, anzi, stranissime: ero immerso in più vite come quando hai un sosia che a vederlo ti si accappona la pelle. E poi, ho sognato, forse dei sosia. O forse solo estensioni di pensieri irreali.

Camminate dall’altra parte della terra. Siete controllati ma imprendibile è l’aria. E per fermarvi la si avvelena la vita di moniti al vento che scarcera l’essenza.

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In una rosa.

In un riccio di mare.

In una chiave di nessuna porta.

In un sorriso che non parte mai per un abbraccio.

In un disamore che mette una pietra sopra l’altra nell’oscurità.

In un’ape, in un fiore selvatico.

In una sera che non si rabbuia più la notte.

In una sorgente che non regge lo sguardo di chi l’ha scovata e disseta l’umanità.

In un sasso a riva, nelle lisce striature dei secoli della natura, noi, vita e seme,voliamo.

Camminate dall’altra parte della terra. Siete controllati ma imprendibile è l’aria. E per fermarvi la si avvelena la vita di moniti al vento che scarcera l’essenza.

Mariah vuole che vada da lei, nel castello. -Hai bisogno di qualcosa?- le ho chiesto. -No. Assolutamente, però vieni,- ha detto. A lei piace scherzare, ma a volte va oltre. Quando sono ritornato a casa mi sono guardato allo specchio e notato due buchetti sul collo. Lei mi ha rassicurato di non preoccuparmi. In verità non vorrei prendermi una dermatite, infatti non faccio che grattarmi. Quasi le telefono.

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Mariah vuole che vada da lei, nel castello. -Hai bisogno di qualcosa?- le ho chiesto. -No. Assolutamente, però vieni,- ha detto. A lei piace scherzare, ma a volte va oltre. Quando sono ritornato a casa mi sono guardato allo specchio e notato due buchetti sul collo. Lei mi ha rassicurato di non preoccuparmi. In verità non vorrei prendermi una dermatite, infatti non faccio che grattarmi. Quasi le telefono.

Quando sono morto non facevi che venirmi in sogno, cosa che desidero. Cosa sia successo prima e dopo non l’ho ancora scritto. Eppure mi batte forte il cuore e tremo. E per colpa o merito tuo resto sveglio persino la notte e ti aspetto.

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Quando sono morto non facevi che venirmi in sogno, cosa che desidero. Cosa sia successo prima e dopo non l’ho ancora scritto. Eppure mi batte forte il cuore e tremo. E per colpa o merito tuo resto sveglio persino la notte e ti aspetto.

-Tu,- dissi,(prima l’avevo pensato forse cento volte,- sei tre volte la primavera: per me, per te e per questi fiori privi di vergogna -.

Pareva di essere e non essere: cielo e terra insieme senza discontinuità negli aurei attimi. Fra la tua pelle, i capelli raccolti, le labbra in un discorso di silenzi pieni di parole aperte. Il letto accoglieva lenzuola e cuscini pieni di candore per i nostri pensieri di viva carne. E noi forse eravamo vicini e lontani perché toccavamo il cielo con i suoi colori impalpabili. Dove sei adesso se non riesco a riconoscerti nella folla di pensieri marmorei ma inquieti.

 

-Tu,- dissi,(prima l’avevo pensato forse cento volte,- sei tre volte la primavera: per me, per te e per questi fiori privi di vergogna -.

Ritratti. Lei e le parole. O sorelle gemelle.

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Ami le parole e ti nutri di parole: le cerchi, e loro, allegre e spigolose,amiche e abitatrici di acque profonde, vengono a te. Vi cercate anche senza chiamarvi. E se in certi giorni o solo per delle ore non riuscite a incontravi qualcosa cade come a rompere l’incantesimo di luci e ombre e a quel punto, per cui addolorate e ferite, non vi resta che cercarvi ancora di più, perché per motivi non vostri, non riuscite ad ascoltarvi come se vi tenessero lontane. E nessuno riuscirà a spezzare il vostro legame fatto di occhi che se non guardano ascoltano le vibrazioni dentro-intorno alle vostre incessanti maree.

Ritratti. Lei e le parole. O sorelle gemelle.