I maestri, la pittura, i quadri

Il Suonatore di Liuto dell'Ermitage, particolare.

Il Suonatore di Liuto dell’Ermitage, Caravaggio.

Di Caravaggio - HQEQJRFURFe4qg at Google Cultural Institute, zoom level maximum, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=13327409

Amor vincit omnia, Caravaggio.

La Cena in Emmaus della National Gallery.

La Cena in Emmaus della National Gallery, Caravaggio.

Morte della Vergine, particolare.

Morte della vergine, particolare, Caravaggio.

Canestra di frutta, particolare - by Plum leaves - under Creative Commons license CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/) - https://www.flickr.com/photos/eoskins/8244354743

Canestra di frutta, particolare, Cravaggio.

Giuditta e Oloferne, particolare.

Giuditta e Oloferne, particolare, Caravaggio.

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Lo Scudo con Testa di Medusa, particolare, Caravaggio.

I quadri sono storie in pochissimo spazio eppure dentro le cornici lo stesso spazio abbonda o restringe la nostra visuale interiore. Lo spazio minimo e i colori sono le coordinate in cui l’artista pittore si muove. Egli è una sorte di indagatore ma anche esploratore: con i colori scende nelle profondità. Per quanto mi riguarda, in un quadro, cerco sempre il contatto diretto degli occhi della credulità e della veridicità, ma spesso, paradossalmente, non adopero solo la vista. I quadri dei maestri per noi che non ce ne intendiamo sono il marmo grezzo per Michelangelo. Dobbiamo usare gli occhi e l’istinto come fossero i pennelli e i colori per discernere il filo del discorso silenzioso qual è l’opera di ogni pittore.

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I maestri, la pittura, i quadri

Epistola diretta a quel bastardo del figlio(di vacca) del mio amico T. che non merita certo (uno stampo di parassita) che, purtroppo, se ne fa ancora a milioni nonostante la riduzione delle nascite

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Caro Claudio mi sorprende non poco quello di cui ci informi su tuo padre. Conosco quel santo uomo(vabbuò, proprio un santo no) di tuo padre perché spesso ci telefoniamo e qualche volte ci vediamo con le nostre rispettive mogli per assistere a qualche spettacolo, spettacolo sui generis. Ah, adesso che sei anche tu un adulto e vai in giro a fare ‘o fareniello sciupafemmine, posso dirti che io e tuo padre abbiamo una donna in comune o meglio è lei che ci intrattieni entrambi, perché lei dice che ogni donna deve avere almeno o minimo due uomini oltre al marito.

Comunque, penso che tu sia un bugiardo e una gran figlio di vacca anche se conosco tua madre, altra santa donna(oddio, non cimetto di certo la mano sul fuoco: ci tengo alle mie mani dalle dita lunghe e alla loro integrita tattile e prensile, nonché gentili.) Tuo padre a me ha sempre detto che tu da piccolo non facevi che stare davanti al televisore(specie quando avevi tonsillite, la febbre e altre belle scusanti da piccolo bastardo) a guardarti(e consumare) un sacco di dvd cartoni animati(il che è gia diro tutto)tipo Il re leone che quando ruggiva ti cacavi sotto e urlavi la vicinanza di mamma e papà e quall’altro film dove c’è una balenottero che non fa altro che cantare di qua e di là(che c’aveva la voce di Alberto Sordi) come se fosse un napoletano che tutta la giornata non fa che sorridere(o piangere per una qualsiasi contrarietà tipo giocare un terno al lotto e poi prendersela con san Gennaro, mentre tifa p’o Napule strappandosi ‘o cuore npietto pecché ‘o Napule è una via di mezzo tra l’ammor’ pe’ mammà, papà, ‘a fidanzata, ‘a mugliera e pecché no, pure l’amante, cioè chella zoccola di Carmela ca quann’ vere a n’ommo se lo mangia cu ll’uocchie) e anche quell’altro film del toro che non ne vuole sapere di fare il toro allevato e obbligato a scendere nell’arena della corrida. Comunque hai parecchi scheletri nell’armadio, figlio degenere che non sei altro, cioè non solo tuo padre non ti diceva nulla di sera del venerando ma sempre attuale zio Carlo Marx, perché tuo padre o andava a lavoro di notte o preferiva leggere per fatti suoi disteso a letto.

A riprova che hai gli scheletri nell’armadio, a casa tua e chissà in quale altra bettola, c’è un intera colonnina della Ikea strapiena di quei fottutissimi bastardi caroni animati, cioè sei tu che li hai fatti odiare da tuo padre che proclamerei santo anche se si divide tra laicismo e ateismo, pasta alla genovese e ‘na frittur’ ‘e pesce ‘e paranzella. Ah, quasi dimenticavo: tuo padre, quel brav’uomo, ormai assurto a santo prtettore dei padri denigrati dai figli, uesti bastardi dagli occhi cerchiati di sesso e lussuria, in estate ti accompagnava al bar del lido sia a Marina di Camerota, sia a quello di fronte al parco di Diamante e in Sicilia nel campeggio di Clatapiano poco distante dai Giardini di Naxos, perché stravedevi anche per quel bastardo figlio di vacca di Dragon Boll che tra l’altro, anche lui, quell’uomo santo di tuo padre(mi hanno riferito spesso che spesso, fa anche dei piccoli miracoli, forse preso dalla disperazione), era costretto a sorbirsi anche due episdosi per volta. Altro che scheletri, nell’armadio hai un cimitero.

Epistola diretta a quel bastardo del figlio(di vacca) del mio amico T. che non merita certo (uno stampo di parassita) che, purtroppo, se ne fa ancora a milioni nonostante la riduzione delle nascite

Cecilia ma però (non si dice tanto meno si scrive ma però)

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Oh, si,  Cecelia. Cecilia. Qui, ormai lontana.

Cecilia che s’infervora nelle guance purpuree.

Cecilia che scende le scale, i capelli legati dietro.

Cecilia professoressa, mamma di figli e femmina.

Cecilia con il vestito da signora ma però attillato.

Cecilia un nome di donna fuori dal comune almeno qui.

Cecilia che ti guarda cercando chi sei tra le parole scritte.

Cecilia che esce dall’aula, che scende le scale e sale di fianco la chiesa sconsacrata:

marò, sarà pure ‘na femmena d’età e rispettabile, ma pero, che piezz’ e culo smafarato.

Cecilia ma però (non si dice tanto meno si scrive ma però)

Scritte dietro alle copertine dei libri letti o lasciati senza finirli.

Vedrai. Vedrai. Un bel giorno cambierà.

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Aspettava. Aspettava.

Così come succede a chiunqe,

aspettava. Aspettava.

Ma quel giorno,

il suo giorno, venne.

Senza annunci o fragori

o scalpiccii né fuochi d’artifici.

Pensava a tutt’altro.

L’effimero,

le cose di un momento,

persino di un giorno

o una notte intera

o ciò che passa sotto le luci

o il chiasso che aumenta,

erano sempre dall’altro lato

del mondo.

Uscì fuori al balcone,

guardò la luna lattea:

era una serata piacevole:

gli sembrò di non udire

la voce di sua madre

morta due anni prima.

Piuttosto un lieve sospiro,

un soffio sulle labbra,

forse un bacio,

un venticcello fresco

gli carezzò la fronte,

le guance,  la schiena,

mare di cielo in lontananza.

 

 

 

 

Scritte dietro alle copertine dei libri letti o lasciati senza finirli.